Chi era Nemtsov, l’oppositore ucciso a Mosca?

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Dopo l’assassinio di Boris Nemtsov, avvenuto il 27 Febbraio 2015, molti media mainstream, soprattutto quelli facenti capo a personaggi legati agli attuali ambienti di governo europeisti e filo-americani (il governo Renzi ha seguito in tutto e per tutto la politica estera Europea ed Americana sia nelle sanzioni contro la Russia – nonostante gli enormi danni per la nostra economia, trattati QUI – sia nell’appoggio al golpe “democratico” di Kiev del Febbraio scorso – QUI -) o ad altri elementi dell’establishment di potere italiano, si sono riscoperti per l’ennesima volta anche magistrati e detective.

Infatti hanno già deciso che il colpevole è Putin. Nemtsov è diventato immediatamente il “leader dell’opposizione russa”, fatto passare come un eroico oppositore del Cremlino, con un enorme seguito in patria, e per questo osteggiato e poi ucciso dal perfido dittatore russo.

Ovviamente, nessun giornale che ha sostenuto questa tesi (più o meno velatamente) ha però mostrato al lettore alcuni aspetti interessanti del passato del politico russo, che noi invece vogliamo approfondire.

Nemtsov fu cofondatore dell’Unione delle Forze di Destra, vice primo ministro con il governo Elstin, soprannominato lo “zar delle privatizzazioni” con le quali tale governo, dopo aver sparato sul parlamento russo (187 morti) nell’Ottobre del 1993, sciogliendolo per via della volontà della gran parte dei suoi membri di mantenere il sistema socialista (quantomeno le sue garanzie sociali prima di tutto: istruzione e sanità gratuite, trasporti a basso prezzo), impose alla Russia ed al suo popolo enormi sacrifici esclusivamente dovuti all’interesse delle multinazionali occidentali che stavano comprando e privatizzando i pilastri dello stato sociale russo, proprio grazie alla “svendita al ribasso” operata da Elstin dei settori strategici e di quelli sociali dell’ex potenza sovietica.

Infatti, gli anni di governo di Elstin, nel quale sguazzava il futuro oppositore di Putin, furono anni devastanti per l’economia del paese. Un popolo abituato ad avere alcune garanzie sociali offerte dallo Stato si ritrovò nel corso di pochi anni a dovere pagare tutto, persino la sanità (modello americano democraticamente esportato..), e la diretta conseguenza fu un calo demografico spaventoso per la Russia, un calo nelle nascite, l’aumento esponenziale dei morti per droga o alcolismo, l’immediato passaggio di milioni di persone dalla così detta “fascia media” alla povertà più assoluta, per via dei licenziamenti di massa dovuti alle privatizzazioni e per via del vertiginoso abbassamento dei salari, sempre legato alla distruzione dello stato sociale sovietico, nonchè il mostruoso indebitamento col Fondo Monetario Internazionale che privò di ogni sovranità economica la Russia di Elstin (Fonte: “1989-1999. La controrivoluzione russa “ di Andrea Catone. – Napoli : La città del sole, stampa 2000.). La guerra dell’Occidente all’Urss era stata vinta, con tutto ciò che ne conseguiva.

L’era di Elstin durò dal 1993 al 1999. In quell’anno vi fu un piccolo problema per tutti coloro i quali avevano partecipato alla svendita della Russia all’Occidente, e per l’Occidente stesso ed i suoi profitti. Il problema veniva dal KGB e si chiamava Vladimir Putin. Vinse le elezioni contro il partito di governo di Elstin (già questo dovrebbe far capire che chi parla di “dittatura” russa dovrebbe farsi due domande, visto che le prime elezioni Putin le ha vinte partendo da candidato dell’opposizione..) e ristabilì nei successivi anni tutte le garanzie sociali proprie dell’era sovietica, nazionalizzò le imprese strategiche vendute agli occidentali dal precedente governo e soprattutto ricominciò a ribadire l’importanza di un’alternativa politica ed economica all’unipolarismo americano, che dopo la caduta dell’Urss dominava pressocché incontrastato a livello globale. La coalizione di Elstin venne sconfitta ed il partito di Nemtsov ebbe un tracollo elettorale, dovuto proprio alle politiche anti-popolari condotte durante il suo governo, attestandosi all’8,6%. Nelle parlamentari del 2003 ricevette il 4%, nel 2007 l’1%.

Dal punto di vista delle sue amicizie personali, invece, Nemtsov era vicino alla società “Oil” ed al suo presidente Igor Linshits. Costui fuggì a Londra dopo che la magistratura russa lo indagò per attività illecite dalle quali pareva traesse proventi per circa 57 miliardi di rubli. Nello stesso periodo della fuga a Londra dell’amico “campione di onestà”, Nemtsov abbandonò ogni attività politica. Preferì darsi alla pazza gioia, come mostra questa foto:

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Dunque, alla luce di queste informazioni abilmente omesse dalla stampa mainstream, sorge spontanea una domanda: che interesse avrebbe avuto Putin nell’assassinare un uomo politico ormai sconfitto e poco amato dal popolo? A chi conviene veramente questo assassinio, al governo russo, stabile e forte di un enorme consenso in patria, o agli occidentali, che stanno conducendo una vera e propria crociata imperialista contro la Russia? Sicuramente ai secondi, che infatti hanno già sguinzagliato i loro apparati mediatici per far credere, anzi, per far dare per scontato ai popoli europei che il mandante dell’omicidio sia Putin. Il tutto ha un preciso obiettivo: orientare le opinioni dei popoli europei verso un odio accanito nei confronti di Putin, in modo da evitare che possano andare al governo, nei prossimi tempi (in cui sempre più persone si stanno stancando dell’attuale impostazione dell’Unione Europea e dei partiti che la sostengono nei paesi membri), forze filo-russe e sovraniste.

In secondo luogo, se la stampa occidentale avesse mostrato questi elementi, l’opinione pubblica si sarebbe potuta fare un opinione più ampia del politico russo, comprendendo che le ipotesi sulle cause dell’omicidio possono essere molteplici e soprattutto possono essere legate proprio agli aspetti oscuri della sua vita (come appunto la vicinanza alla “Oil” ed al suo Presidente fuggito a Londra per rifugiarsi dalle autorità russe). La strada più comoda è invece quella strumentale alla critica politica, a sua volta funzionale alla politica estera europea e americana: tutta la colpa è di Putin, come sempre.

Infine, molti giornali hanno chiamato Nemtsov “leader dell’opposizione russa”. A loro ed a chi li paga gli piacerebbe, ma viste le percentuali elettorali, è evidentemente una definizione errata. Il vero leader dell’opposizione in Russia è Gennadij Zjuganov, Segretario del Partito Comunista della Federazione Russa, che ha 92 deputati alla Duma e decine tra sindaci e consiglieri locali in tutto il Paese. Eppure costui non piace agli occidentali, come loro non piacciono a lui, per svariati motivi.

Intanto, la sua provenienza ideologica; in secondo luogo, egli è sì all’opposizione, e non concorda con Putin in alcuni temi di politica interna, ma nella politica estera ha sempre sostenuto il governo russo contro l’imperialismo occidentale della NATO, e non è mai stato suo hobby diventare la marionetta delle potenze occidentali, a cui interessa esclusivamente il saccheggio della Russia, e non sicuramente l’esportazione della democrazia, come l’era di Elstin e delle privatizzazioni ha già ampiamente dimostrato. Nemtsov era esattamente il contrario: perfetto burattino dell’imperialismo occidentale. Anche da morto svolge questo ruolo, e viene abilmente usato dai disinformatori di professione per azzerare il dibattito sulla Russia ed inchiodare il suo leader nelle menti degli europei sotto il nome di “dittatore”. Con buona pace della ricerca giornalistica e della verità storica, valori uccisi da chi sta uccidendo i popoli d’Europa in nome del profitto.

Pasquale Andrea Calapso

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