Pubblicato il: 6 febbraio, 2012
Italia | Di Giulio Zotta

Il dissenso reazionario

In questi mesi di governo Monti, oltre alle distruttive politiche economiche e sociali portate avanti da questi sedicenti “tecnici” e alle loro battute di pessimo gusto, stiamo assistendo ad un altro triste spettacolo: quello offerto dalla maggior parte della “sinistra” italiana, che sta dedicando tutti i suoi sforzi nella demonizzazione dei movimenti di protesta alle misure antipopolari varate dal governo. Ne é un esempio lampante la polemica nata in merito al “Movimento dei forconi”. In Sicilia, agricoltori, pescatori, autotrasportatori e numerosissimi altri lavoratori – ma anche studenti e pensionati vessati dalla crisi – hanno bloccato per giorni l’intera isola protestando duramente e giustamente contro l’inettitudine e l’incapacità dei vertici siciliani e del governo nazionale che per adempiere alle tristemente note misure di “austerità” per risanare l’economia (a modo loro e secondo i dettami di UE e oligarchie finanziarie), stanno affondando il Meridione e l’intero paese in una situazione sempre più grave. Il movimento ha poi valicato i confini della Sicilia e le proteste e i blocchi sono arrivati in altre regioni del Sud, la Calabria, il Lazio e l’Abruzzo.
La manifestazione dei pescatori a Roma davanti Montecitorio è sfociata in scontri con la polizia, mentre tutto il governo tecnocrate mostrava il “pugno di ferro”, annunciando che i blocchi sarebbero stati smantellati anche con la forza, nel rispetto della legge. Ebbene, questa politica repressiva e sorda alle rivendicazioni sociali ha trovato un’eccellente sponda in larga parte dei partiti e degli ambienti di “sinistra”, dall’ormai partito di governo, il PD, per arrivare al popolo viola, tutti uniti nella zelante difesa dell’ “ordine pubblico” da far rispettare dinnanzi alle manifestazioni susseguitesi a gennaio in tutta Italia. Il popolo viola (creatura qualunquista dalle inquietanti analogie con le famigerate sigle colorate foraggiate dal finanziere George Soros), esaurita la propria fortuna e visibilità dopo la fine del governo Berlusconi, ha accusato immediatamente i forconi di pericolose quanto ipotetiche collusioni con movimenti di estrema destra, fino a sostenere che dietro l’intero movimento ci fosse la regia di un’alleanza tra “fascisti”, reazionari e “padroncini” locali, e, ovviamente, la mafia e altre organizzazioni criminali. Se sono innegabili i legami di alcuni esponenti dei forconi con il partito Forza Nuova e con ambienti un tempo vicini alla giunta del governatore Lombardo, è sotto gli occhi di tutti anche la grandissima partecipazione popolare al movimento, e l’assoluta volontà dei lavoratori di non farsi egemonizzare da alcun partito politico, e tantomeno da una piccola formazione come Forza Nuova, le cui bandiere sono state addirittura allontanate dai manifestanti stessi nel corteo di fine gennaio a Palermo.
Alla luce di tutto ciò é evidente l’indifferenza totale di buona parte del centrosinistra nei confronti delle richieste dei lavoratori siciliani, e non dovrebbe stupire, dato che nell’isola il PD governa tranquillamente insieme agli autonomisti di Lombardo e al Terzo Polo, mentre i partiti fuori dall’assemblea regionale siciliana, come l’Italia dei Valori e Rifondazione Comunista hanno tentato di dare, se non altro, un appoggio esterno al movimento dei forconi. In generale però, il clima che Monti e Napolitano vogliono far respirare all’Italia, clima fatto di parole d’ordine come “coesione”, “sacrifici”, “sforzi comuni”, ha fatto si che i falchi della “sinistra”, guidati dai proclami di giornali come “Repubblica” e “L’Espresso” si scagliassero con violenza contro le categorie protagoniste delle manifestazioni degli ultimi mesi, in particolare tassisti e autotrasportatori. Un’autentica demonizzazione di chi, perso il lavoro o sul punto di perderlo, vuole gridare la propria rabbia e indignazione nei confronti di un governo non eletto, imposto dall’alto, che come un rullo compressore avanza sulla strada dell’impoverimento della stragrande maggioranza della popolazione e dello smantellamento dello Stato sociale, mettendo nel contempo gli uni contro gli altri i cittadini, che vengono confusi e aizzati dai media e dai giornali. In questa situazione, è venuta alla luce, in tutto il suo squallore, la vera natura di movimenti come il popolo viola, protagonista per mesi di un’“opposizione” esclusivamente estetica e qualunquista alla figura di Silvio Berlusconi, visto come la causa assoluta di tutti i mali del Paese. Uscito di scena Berlusconi, le piazze urlanti dei “No B day” e del “Se non ora quando” sono scomparse nel nulla, e di “Indignati” (col sostegno di Draghi e, ancora una volta, di Soros) non se ne vedono più, anche se d’indignazione ce ne dovrebbe essere ancora di più adesso, con un governo imposto dall’alto grazie alla complicità di Napolitano, che si è dimostrato il vero referente degli Stati Uniti e dell’Unione Europea nel nostro Paese nella fase di transizione. Nonostante ciò, è proprio Napolitano uno degli eroi di questa sinistra italiana, che vede in lui un saggio e strenuo “difensore” della Repubblica e della Costituzione. Che poi la Costituzione sia violata continuamente in più punti – uno su tutti, la partecipazione alle guerre d’aggressione atlantiste in Afghanistan e Libia – poco importa ai numerosi, troppi, fan del presidente della Repubblica, nominato (forse non a caso?) “uomo dell’anno” da alcune testate negli Stati Uniti e in Inghilterra. Insomma, non bastava la tragedia di un governo che ha intenzione di portare a termine il piano previsto per la “colonia Italia” fin dal vertice sul Panfilo Britannia nel lontano giugno 1992, dobbiamo anche subire la complicità e l’inconsistenza di una “sinistra” che per quasi vent’anni si è rinchiusa in un antiberlusconismo fine a sé stesso elevandolo ad ideologia politica, e che adesso è la più entusiasta sostenitrice e promotrice delle politiche neoliberiste e reazionarie dei “tecnici” di Monti. A ciò bisogna anche aggiungere il consenso accordato a questo governo da tanti italiani in buona o mala fede, che vengono abbindolati dai mezzi di comunicazione (per usare un’espressione di Friedrich Engels), nella maggior parte dei casi, appunto, i media della sinistra radical chic e che maschera ancora troppo bene la sua totale adesione ai (dis)valori del liberismo e dell’anticomunismo.
Non è poi così folle ipotizzare che costoro vogliano diffondere una grandiosa “sindrome di Stoccolma”, facendo digerire rospi amari all’intero Paese, e nel contempo mettendo gli uni contro gli altri i cittadini e i lavoratori, un “divide et impera” che potrebbe essere molto utile a questo governo che ha bisogno della passività degli italiani per far entrare in porto i piani dettati dall’UE e dai centri di potere anglo-americani. Come in Argentina dieci anni fa, come in Grecia in questi mesi. Oggi più che mai perciò è urgente smascherare e delegittimare la propaganda della “sinistra” assuefatta al regime liberaldemocratico ma che ha ancora un ampio ascendente sulle masse, e organizzare quindi una vera opposizione politica e sociale contro il governo tecnico e le sue “medicine” assolutamente impossibili da digerire per il popolo italiano.


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