A.C.A.B: “All cops are bastards” di S. Sollima
Tratto dall’omonimo libro, il film tratta le vicende umane e lavorative di 3 appartenenti al reparto mobile della Polizia di Stato. I nomi dei personaggi sono in codice, sono soprannomi usati dal regista per attuare un’opera schematica ma ambiziosa di immedesimazione. Immedesimarsi ed essere credibili quando si parla di una realtà chiusa come quella del reparto mobile non è semplice. I nomi dei protagonisti sono Mazinga, Cobra, il Negro, un altro protagonista è un ex appartenente al reparto allontanato il cui nome è Carletto. Il film si interseca in un lasso di tempo riconducibile al 2008, in pieno caos causato da eventi tragici come la morte a Roma della moglie di un appartenente al corpo di Polizia quale era Giovanna Reggiani e in seguito all’omicidio dell’agente di polizia Raciti. Non è semplice evitare commenti o frasi dettate dai propri sentimenti irrazionali, anzi per la verità non è mai semplice! Tanto più quando si scrive la recensione su un fim che gioca molto sui sentimenti irrazionali dettati dal fatto che comunque la Polizia è il corpo di Stato che tutela l’ordine pubblico. In fondo è un film che parla di odio, odio urbano celato e represso. C’è spazio per un altro sentimento che forse in pochi possono percepire, la frustrazione. La frustrazione per le differenze sociali e per essere carne da cannone di un qualcosa che questi uomini difendono ma che non si sentono di dover combattere. Frustrazione per non riuscire talvolta in altri ambiti di vita estranei al lavoro, un miscuglio letale che può indurre ad essere violenti in diversi casi. Di questo parla questo film , peccato per le ennesime caricature politiche e sottoculturali ma a mio avviso è stato un film meritevole di buoni giudizi e soprattutto di essere visto. La mia riflessione dopo la visione di questo film è sui corpi di polizia che hanno difeso Stati etici: in questi contesti la polizia oltre che ad essere temuta e rispettata non è solo un mezzo di repressione ma di rieducazione. Questo porta il gendarme ad evitare di vivere quel senso di frustrazione appunto e di alienazione in secondo luogo come nelle società capitaliste. I liberali di turno inorridiranno di fronte alla mia posizione ma non vi meravigliate cari demonocratici anche noi in quanto sudditi del sistemi capitalista siamo frustrati. C’è semplicemente una diarchia, da un lato dei proletari in divisa che reprimono ma non partecipano ai banchetti regali dell’impero, dall’altro un mezzo, anzi più mezzi di repressione. Telematici e finanziari. Bella situazione, finchè prevarrà non possiamo meravigliarci che permanga l’odio nel quale siamo immersi.














