Pubblicato il: 25 febbraio, 2012
Europa | Di Filippo Bovo

Italia e Grecia, due storie a confronto

Tra Grecia ed Italia, si sa, i legami sono sempre stati molto stretti e profondi. Non a caso gli antichi parlavano del nostro paese come di “Magna Grecia”; è ciò che fanno anche i contemporanei, sebbene con toni assai meno lusinghieri dal momento che alludono alle correnti avversità finanziarie in cui tanto Roma quanto Atene (ma soprattutto quest’ultima) si trovano oggi a dibattere. Tuttavia è assolutamente irrealistico, gratuito ed offensivo definire l’Italia come una riproduzione in scala maggiorata della Grecia con tutti i suoi mali, così come guardare a quest’ultima come ad una brutta copia del nostro paese. Certe generalizzazioni ed esagerazioni di provenienza anglosassone e nordeuropea possono quindi essere tranquillamente rispedite al mittente, anche perchè pure chi le fa (con l’eccezione della Germania) non ci risulta che al momento possa presentare la propria economia come un modello da seguire o da invidiare. Il riferimento, qualora non si fosse ancora capito, è a Parigi, Londra e Washington.
Di certo la storia della Grecia, in particolare quella del Novecento, ha rappresentato un’estremizzazione della nostra: ai cugini greci sono capitate tutte quelle disavventure che a noi italiani, spesso per mera fortuna, il destino ha preferito risparmiarci. Allo scoppio della Prima Guerra Mondiale lo scontro interno fra interventisti e neutralisti conduce il paese allo “Scisma Nazionale”: la spunta il primo ministro Venizelos e il Re Costantino è costretto ad abdicare e prendere la via dell’esilio, lasciando il trono al figlio Alessandro. Dalla vittoria conseguita al fianco dell’Intesa la Grecia otterrà la Tracia orientale e quella parte di costa anatolica che si trova intorno alla città di Smirne; ma sarà una vittoria ancor più mutilata della nostra giacchè i turchi, rifiutando quanto contenuto nel Trattato di Sèvres, si riapproprieranno di tutto il territorio perduto e, sotto la guida di Mustafà Kemal Ataturk, arriveranno ad infliggere all’esercito greco la più rovinosa sconfitta della sua storia. La conclusione della guerra greco-turca, col Trattato di Losanna del 1923, porterà ad uno scambio di popolazioni fra Atene ed Ankara (un milione e centomila greci del Ponto, ovvero dell’Asia Minore, rientreranno in Grecia mentre 380mila turchi abbandoneranno Creta e la Grecia continentale per tornare in Turchia) con “effetti umanitari” da far impallidire quanto si vedrà nei decenni successivi in Istria, Dalmazia e in tutti i Balcani. Basti pensare che il numero di greci del Ponto caduti nel corso del trasferimento in Grecia, una vera e propria pulizia etnica effettuata dai militari turchi, secondo una ricerca presentata dall’ONU nel 1998 ammonterebbe a non meno di 360mila unità, con fonti che addirittura allargano il numero delle vittime ad un milione. Si parlerà, non a caso, di “genocidio greco”.
Il primo dopoguerra vedrà il ritorno del re Costantino dopo la morte di Alessandro, quindi l’abolizione della monarchia e il suo ristabilimento sotto Giorgio II, la definitiva caduta di Venizelos esiliato nel 1935 e, infine, l’avvento della dittatura del generale Ioannis Metaxas sulla falsariga del modello fascista. Drammatiche, al contempo, le conseguenze della crisi del 1929. Sarà in queste condizioni, di assoluta liquidità politica interna, che il paese giungerà alla famosa “Giornata del No”, allorchè Metaxas rifiuterà l’ultimatum lanciatogli da Mussolini e le forze armate greche si troveranno a combattere contro gli italiani decisi a “rompere le reni alla Grecia”. Come sappiamo, si tratterà della prima vittoria degli Alleati contro l’Asse, giacchè le forze greche non soltanto impediranno a quelle italiane d’entrare in Grecia, ma addirittura incalzeranno quest’ultime in Albania al punto da fermarsi quasi a Valona. Servirà l’intervento tedesco per spezzare la controffensiva greca, con l’occupazione nazista della Grecia che provocherà 100mila vittime fra i civili soltanto nell’inverno tra il 1941 ed il 1942. Ma, contro l’occupazione nazista, nascerà una resistenza che funzionerà da esempio anche per gli altri paesi europei: come non ricordare Manolis Glezos, il partigiano che per primo in Europa, nel 1941, rimosse la bandiera nazista dal Partenone (e che, coerentemente con i propri principi, è tornato a sfilare contro l’austerità votata dal parlamento di Atene due settimane fa)?
Conclusa la guerra in Europa, in Grecia scoppierà quella guerra civile che anche in Italia, nei primi giorni dopo la Liberazione, sembrava inevitabile. Durerà fino al 1949 e vedrà i partigiani monarchici, appoggiati dagli Stati Uniti e dall’Inghilterra, combattere contro quelli comunisti capeggiati dal celebre Markos. Privati del sostegno dell’URSS, che è ben decisa a rispettare gli accordi di Yalta, verranno sconfitti e costretti in buona parte all’esilio. S’aprirà per la Grecia un trentennio di grande sviluppo economico, con un tasso di crescita inferiore a livello mondiale solo a quello giapponese, e durante il quale tutte le forze della sinistra, siano esse socialiste o comuniste, saranno emarginate fino ad entrare in completà clandestinità dopo il golpe dei Colonnelli. La rivolta degli studenti del Politecnico di Atene ed il fallimento del golpe contro Makarios III a Cipro, con conseguente invasione dell’isola e della proclamazione della Repubblica Turca di Cipro Nord nel suo settentrione da parte delle forze turche, porterà nel 1974 alla caduta della Dittatura dei Colonnelli.
Ristabilita la democrazia, col governo di Konstantinos Karamanlis di Nuova Democrazia (a cui in breve s’affiancherà anche il ricostituito PASOK, il Partito Socialista Panellenico, di Andreas Papandreou), la Grecia abbandonerà per qualche anno, fino al 1980, la struttura di comando NATO per protesta contro la connivenza manifestata da quest’ultima verso la dittatura militare e l’occupazione turca del settentrione di Cipro. Verranno inoltre ribaditi, attraverso un referendum, l’abbandono della monarchia e la proclamazione della repubblica già decisi nel 1973 dai Colonnelli.
Gli anni successivi vedranno un miglioramento delle relazioni diplomatiche con la Turchia (soprattutto a seguito del terremoto del 1999, che colpirà entrambi e vedrà i due paesi aiutarsi vicendevolmente) e continui progressi nel percorso d’integrazione europea, ma anche un costante rallentamento della crescita economica e il dilagare della corruzione. Fino ad arrivare ai fatti di oggi: ma questa non è più storia, bensì cronaca.
I rovesci militari, la vanificazione delle vittorie riportate soprattutto durante la Prima Guerra Mondiale, i disperati tentativi di resistenza e di riscossa, la guerra civile, la dittatura militare e l’implosione socioeconomica finale: sono tutti episodi che anche il nostro paese, in quegli stessi momenti, ha rasentato e rischiato di vivere sulla propria pelle. Non ci siamo ritrovati di fronte ad un’Austria-Ungheria che è rimasta unita e che dopo il 1919 s’è riappropriata del Sud Tirolo e della costa adriatica, mentre i greci hanno dovuto fare i conti con una Turchia decisa a non perdere i territori egei. A differenza dei greci, che hanno vissuto nell’instabilità politica per tutti gli Anni Venti e Trenta, nel primo dopoguerra siamo rapidamenti rientrati nella stabilità, sia pure al prezzo della dittatura fascista. Dopo il 1945 ci siamo nuovamente stabilizzati con incredibile rapidità, fin da subito liberandoci della zavorra costituita dalla monarchia sabauda e dotandoci d’istituzioni repubblicane, sebbene rinunciando a qualunque alternativa politica ai governi capeggiati dalla Democrazia Cristiana; in Grecia invece hanno conosciuto la guerra civile. Negli anni Sessanta e Settanta siamo riusciti, cooptando e puntellando la DC, ad evitare che diventassero operative quelle trame autoritarie di cui pure la nostra storia repubblicana è piena, dal Piano Solo in avanti. Oggi ci troviamo di fronte ad una crisi sociale, politica ed economica di gravissimo ed innegabile spessore, ma comunque sempre ben lontana da quella greca. Rispetto alla Grecia abbiamo un patrimonio più consistente, una percentuale d’indebitamento minore e tassi di evasione e corruzione parimenti inferiori: quanto basta a metterci al riparo, almeno per il momento, dal rischio di ripetere in tutto e per tutto il copione greco. Almeno per il momento e, soprattutto, non negli aspetti più terribili: che è poi proprio quello che serve per poterci vampirizzare anche più della Grecia, ma senza che da noi si verifichino le stesse scene già viste ad Atene, o per lo meno non con la stessa enfasi.


Italia e Grecia, due storie a confronto