Chi sono i veri servi dei padroni?
La società post-moderna ci riserva spettacoli sempre più grotteschi, vuoti, al di fuori di ogni logica se non quella dell’offesa gratuita e priva ogni senso, della predica fine a sé stessa, di prese di posizione dettate da dogmi – taboo avulsi da qualsiasi confronto, di proclami farseschi e, come se non bastasse, funzionali ai meccanismi del potere dell’élite. Nel vizioso circolo politico, se si può parlare ancora di politica, abbondantemente stuprata dalla maggior parte dei suoi vili emblemi, sarà capitato a tutti di partecipare come ignari protagonisti (o meglio, antagonisti) alla buffa pantomima messa in scena dai sedicenti gruppuscoli antifascisti che pullulano nelle nostre città. Costoro, vittime di una fede creata ad hoc dai vincenti strateghi del capitalismo totalitario, che propugnano l’antifascismo “senza fascismo” e l’anticomunismo “senza comunismo”, per usare un’espressione di Costanzo Preve, sono i più classici esemplari di una squallida miopia socio-politica e di un efficace lavaggio del cervello culturale che dura da più di mezzo secolo, legati indissolubilmente a miti, riti e slogan anacronistici, pronti ad ergersi a paladini della giustizia e della libertà, fieri dei loro deliri di onnipotenza. Volendo esser chiari e sinceri, questa è la grave condizione in cui versa anche gran parte del fronte dell’anticomunismo, fautore di un nazionalismo spesso becero e retrivo. Tuttavia, questa galassia “antifa” vince trionfalmente questa fiera della vanità, dell’analfabetismo storico, del bullismo ideologico da radical-chic. Ebbene, tali strutture non solo hanno contribuito all’inevitabile condanna di movimenti estranei ai loro diktat, da subito tacciati di “nazi-fascismo”, ma pure all’oscena affermazione di frange di velleitari ribelli, rivoluzionari da computer, filosofi onanisti e censori di qualsiasi dibattito o discussione, manifestazione endemica della democrazia che dichiarano di voler difendere. Come accennavo, l’esistenza delle bande pseudo-movimentiste è permessa da un covo di partiti e personalità tradizionalmente vicine al riformismo liberale, ad una barbara ed ibrida concezione di liberal-socialismo, socialismo-democratico, euro-comunismo ed altri aborti pseudo-ideologici che, nel bipartitismo attuale, si contrappongono, strizzando contemporaneamente l’occhio, al blocco di centro-destra. Dai moderati ai più estremisti da chi ingoia con gioia l’amara medicina dell’economia di mercato, da chi la fomenta con gaudio a chi oppone una sterile protesta per poi accettare tali stangate con abitudinario parassitismo e pagnottismo, la coalizione di centro-sinistra ostenta peculiarità comuni: un certo progressismo (che si traduce nell’apertura pornografica ad ogni novità umanitaria della finanza globale), un primitivo e stolto ambientalismo, che si batte per le bustine biodegradabili ed ignora i crimini delle multinazionali che appoggia, un cosmopolitismo volto a distruggere i residui della sovranità nazionale degli Stati dominati o sub-dominanti, che poi sfocia nel razzismo più deteriore quando si tratta di aggredire un Paese estero, un tecnico atteggiamento anti-religioso, utile per denigrare valori morali e gettare fango sul credo dei nemici e quindi, non plus ultra tra le sue colonne portanti, un dichiarato anti-statalismo come costola di un programma basato sui principi di libertà e democrazia tipicamente occidentali. Libertà che assume i contorni del neo-liberismo più sfrenato e privo di confini, democrazia che assurge ad imponente dio disposto a ricorrere a qualunque mezzo (mediatico, politico e militare) pur di esportare civiltà nei paesi che si dotano di strutture autonome ed aliene al modello di umanità nostrano. Pertanto, questa corporazione assassina di “progressisti” assatanati di denaro e potere usa con voluttà le adunate dei “rivoluzionari”, che a loro volta esultano compiacenti per la possibilità di mostrare al mondo la loro indignazione, i loro propositi per la pace nel mondo, la loro riprovazione per ogni tipo di dittatura e spazzatura simile. Basti pensare alle deprecabili accuse rivolte contro Gheddafi e la sua Jamāhīriyya Libica, plaudendo ai massicci bombardamenti a tappeto di chi, secondo la loro mente contorta, avrebbe liberato il Paese da una “brutale dittatura”. C’è chi gravitava nel pusillanime limbo del “né… né”, assumendo posizioni moderate e schierandosi sia contro il Raìs che contro l’aggressione neo-coloniale. Ma questa sfacciata ignavia è funzionale ai fini di chi, spodestando Gheddafi ed imponendo un Consiglio Nazionale di Transizione fantoccio in mano a fidi alleati, si è appropriato delle cospicue risorse libiche, prima proprietà dei Libici, ora di un covo di politicanti, speculatori, banchieri, compagnie straniere, emiri. E così, dopo aver balcanizzato il Paese maghrebino, provocando cruente guerre civili tra tribù che avevano convissuto pacificamente per decenni e che ora lottano per il controllo di notevoli fonti di guadagno (come i pozzi di oro nero in Cirenaica), dopo aver acconsentito all’uso di mercenari disumani, per lo più fondamentalisti qaedisti finanziati dall’onnipresente Emirato del Qatar (in primis Abdelhakim Belhadj, veterano della guerriglia mercenaria anti-sovietica in Afghanistan, ora impiegato anche in Siria), dopo aver taciuto sui massacri compiuti dai buoni ribelli “democratici” come il genocidio di Tawergha, i crimini razzisti contro i neri, i truci massacri ai danni dei lealisti, la volontà di ripristinare la Sharia, il reato di “apologia del quarantennio” ecc…, ora i donchisciotte delle piazze continuano a berciare contro i loro mulini a vento, i tirannici sovrani che hanno distrutto il loro ideale di fittizia libertà. Assad, Al-Bashir, Kim Jong-Un, Ahmadinejad, Chavez, Hu Jintao, Putin: nessuno è al sicuro dalle loro frecciatine e tutti saranno attaccati veementemente in un patetico sit-in politicamente corretto, invitando sedicenti sovversivi locali come i lamaisti e i fondamentalisti islamici con cui prende il caffè la CGIL. Come dire, meglio i politicanti in cashmere, meglio un Nobel per la pace con le mani insanguinate, meglio un agiato sceicco saudita o un filantropo-speculatore alla Soros che gioca sulle nostre vite ma finanzia le manifestazioni colorate in giro per il mondo, piuttosto di un becero e rozzo “fascistoide”, “despota”, “padrone” – etichette ormai applicate con impressionante qualunquismo su chi è fuoriesce dalle categorie politicamente corrette del liberalismo – “colpevole” senza appello di riforme sociali, provvedimenti popolari e spinte patriottiche gradite al popolo ma viste di mal occhio dai salotti e dai raduni dei saccenti. Ignaro, o forse fin troppo consapevole, di fare il gioco dell’élite, tradendo le masse di cui si dichiara amico ma delle quali ha solo imitato in modo disgustoso le vere sommosse passate alla storia. Obiettivi delle quali sono stati realizzati in gran parte dai governi degli “Stati canaglia”, che assicurano ai propri cittadini vite dignitose e diritti basilari (casa, sanità, istruzione ecc. …) diventati vecchi ricordi nell’Occidente dei suicidi, della disperazione, del degrado, dell’alienazione. Ai diritto-umanisti anti-autoritari nostrani va ricordato che “chi è senza peccato scagli la prima pietra”: pensino a svestire i loro panni alla moda e a prodigarsi per risolvere i problemi Italiani, evitando magari di esultare per la tecnocrazia di Monti solo perché “meno scandaloso” di Berlusconi o di rivolgere indegni insulti a movimenti politici impegnati seriamente contro l’imperialismo, che agiscono con coerenza ed efficacia sul terreno locale ed estero per liberarci dal cancro atlantista piuttosto che cantare in Piazza San Giovanni.

















