Pubblicato il: 12 maggio, 2012
Opinioni | Di Daniele Ciolli

Grillo, un “qualunquismo” pericolosamente politico

Il “fenomeno Beppe Grillo” è chiaro occupi lo spazio lasciato da una politica, che ha paralizzato il Paese e il suo sviluppo tramite un’alternanza bipolare ventennale che da un lato ha mantenuto il tradizionale orientamento atlantico e capitalista dell’Italia e dall’altro ha realizzato gli interessi personali dei politici che lo animavano. E’ chiaro che in un clima di sfiducia politica popolare come quello attuale, personaggi e slogan “antipolitici” fanno effetto non poco sulla gente comune. Al di là di questo, però, Grillo non ha una linea programmatica per governare. Grillo attacca furbescamente i mali prodotti dal sistema capitalista, ma si guarda bene dal citare i veri centri nevralgici che condizionano il mondo tra cui i la grande finanza e le grandi banche (Goldman Sachs, City group, Jp morgan, Bnp, Deustche Bank …), le grandi multinazionali petrolifere (Shell, Exon, Chevron, Bp, Total, Repsol …), l’imperialismo militare di Washington e della Nato.
Il messaggio di Grillo in realtà può essere molto nocivo, in quanto attacca indiscriminatamente la politica senza distinzione, additandola come un male assoluto e obsoleto, in tal mondo favorisce idee che convincono le masse di potersi gestire da sé senza avanguardie che le guidino. Insomma non sarebbe necessario per la guida di un Paese un partito politico e basterebbe un autogestione popolare. Grillo dunque è un’ottima soluzione per il dominio di Washington e della BCE, rappresenta una valvola di sfogo per persone che non ce la fanno più senza lavoro o diritti sociali, oberati da tasse e debiti. Persone che anziché ribellarsi al vero potere dominante, seguono questo show-man credendo ancora di poter cambiare le cose attraverso il parlamentarismo, i referendum, modificando le istituzioni del grande capitale e delle banche. Beppe Grillo, in sintesi, potrebbe presto rivelarsi quale utile strumento di distrazione delle masse, funzionale ai poteri forti.


Grillo, un “qualunquismo” pericolosamente politico