Il neomartire Evgeny Rodionov
Evgeny Aleksandrovich Rodionov nacque nel villaggio di Satino – Russkoye, vicino a Podolsk, nella regione moscovita. Ancora giovane, per l’esattezza all’età di 11 anni la nonna gli regalò una piccola croce legata ad una catenina. Il giovane Evgeny volle portarla a scuola per poterla mostrare ai suoi compagni. Anni dopo Evgeny di sua spontanea volontà si fece battezzare e divenne cristiano. Nel 1995 partì al fronte in Cecenia. Cadde prigioniero, insieme ai suoi compagni d’armi e fu sottoposto a tre mesi di orribili torture. Il giorno del suo diciannovesimo compleanno i guerriglieri ceceni posero Evgeny di fronte alla scelta tra la vita e la morte, chiedendgli di rinneagre la Russia e la fede cristiana ortodossa, e di abbracciare l’Islam. Evgeny rimase fermo sulla sua posizione. A quel punto un terrorista ceceno, estratta una lama, lo sgozzò senza esitare, tranciandogli infine la testa. Furono uccisi anche i suoi compagni d’armi, era il 23 Maggio 1996, il giorno dell’Ascensione del Signore. Non si sfilò mai la sua croce neanche nei momenti più brutti, nenache nei momenti del supplizio e delle bestiali torture infertegli dai criminali che lo avevano sequestrato. Evgeny è stato decorato con l’Ordine del Coraggio. Alcuni anni fa, un veterano della Grande Guerra Patriottica andò in visita alla tomba di Evgeny Rodionov, si sfilò la sua decorazione militare, la medaglia per il coraggio dimostrato, e la poggiò sulla pietra tombale.
La biografia di Evgeny Rodionov è stata pubblicata in un libro uscito nel 2002 ed intitolato “Il nuovo martire di Cristo. Il soldato Evgeny”. Molti aspetti della vita di Evgeny restano tuttavia un mistero. Non si può che rimanere colpiti anche dalla figura della madre di Evgeny, la quale, quando seppe che il proprio figlio era prigioniero in Cecenia, iniziò a cercarlo in tutta la regione caucasica russa per nove mesi. Lo cercò in svariati luoghi strazianti, nelle fosse comuni per i militari morti, in modo da dare a Evgeny una sepoltura nella sua terra natale. Un giorno, dopo aver dovuto pagare parecchi soldi fu accompagnata in una zona dove erano sepolti i resti di quattro militari russi. Dapprima riconobbe gli stivali del figlio, quando infine ritrovò la croce del figlio allora ne accettò con estremo dolore la morte. L’arciprete Dimitrj Smirnov, vicepresidente del dipartimento del Patriarcato di Mosca per la cooperazione con le forze armate, sostiene che Evgeny Rodionov sarà sicuramente canonizzato. L’istruttoria ha avuto inizio e non appena si raccoglieranno i dati necessari allora le pratiche potranno dirsi avviate. Un segno tangibile di memoria della sua figura e delle coraggiose guardie di frontiera è stato posto all’ingresso della scuola dove Evgeny ha studiato. E’ stato anche girato un documentario su di lui. La scritta sulla croce, posta sulla tomba di Evgeny, dice: “Il soldato Evgeny Rodionov è sepolto qui. Ha difesa la sua Patria e non ha rinnegato Cristo. Egli è stato giustiziato il 23 Maggio 1996, alla periferia di Bamut“. In seguito, la madre Lubov Rodionova ha dichiarato: “Il fatto che sia dimostrato un vero cristiano è una grande consolazione per me. Se lui avesse negato Cristo, l’Ortodossia, la Russia, la propria madre, io, non avrei potuto sopportarlo“. Il processo di canonizzazione del neomartire Evegeny sembra stia volgendo al termine, si auspica che la Chiesa Ortodossa Russa ratifichi in modo ufficiale una canonizzazione già effettuata dal popolo russo, annoverando al più presto nel numero dei santi questo suo figlio, degno di ricevere posto tra i neomartiri di Russia del ’900 e tra i neomartiri di Cristo di ogni tempo e di ogni luogo. Una Chiesa dedicata ad Evgeny è in fase di costruzione ad Hankala, vicino a Grozniy, mostrando come la Russia mantenga al suo interno una mai sopita spiritualità interna. La realtà, infatti, é un’altra ed è molto più dura per alcuni: la Chiesa Cattolica Romana sta pagando gli errori di un passato millenario di aggiunte fatte alla fede dei padri spirituali dei primi sette concili ecumenici. Questo fatto accade dal punto di vista dottrinario, dal punto di vista di vita comunitaria, lo spirito estremamente moralista di un clero autoreferenziale non aiuta a supplire la crisi vocazionale. Insomma sembra quasi che non si riesca più a dialogare con la gente che in un passato neanche troppo lontano affollava le chiese. Il clero sembra avvolto di una solitudine data dalle chiese vuote e da un nostalgismo per i tempi che furono in un’eterna lotta per evitare di fare politica troppo esplicitamente. Un panorama che non aiuta gli europei occidentali, o meglio quella minoranza in cerca di accoglienza e di profondità spirituale. Minoranza che invece potrebbe al contrario trovare rifugio nelle braccia della Chiesa delle origini, la Chiesa Ortodossa, il cui nome è indice di fede pura.
Ebbene sì, fede pura, priva di ogni aggiunta dottrinale sucessiva. Priva di ogni moralismo ma ricca di esempi di ascesi. Una Chiesa tradizionale ma capace di dialogare con il tempo attuale senza mai porsi in un’ottica di scontro frontale e di chiusura dogmatica nei confronti di ciò che accade oggi. In questo contesto, come interpretare e come capire la figura di Evgeny Rodionov nella sua pienezza? Non è assolutamente un’icona cristianista di stampo neo-conservatore impegnata nella lotta del cosiddetto “scontro tra civiltà”. Evgeny era un soldato, un soldato russo. Ubbidì e fu ligio ai suoi doveri verso la patria e cadde per mano dei terroristi ceceni, costantemente fininaziati dai monarchi sauditi, principali alleati degli Stati Uniti in Medio Oriente. Gli stessi Stati Uniti che qualche anno avanti, hanno preteso di avviare campagne cristianiste di lotta strenua contro l’Islam. Evgeny è invece un esempio di devozione spontanea, semplice e popolare, come ormai manca in Europa. Un esempio di ascesi e un esempio anche di lealtà verso i propri amici e commilitoni. Un esempio dunque che noi europei possiamo onorare riscoprendo il valore della lealtà nei confronti del prossimo e del senso profondo di amicizia in Cristo. Di fronte alla scelta con la quale Evgeny avrebbe potuto avere salva la vita, egli invece accettò il proprio destino accanto ai suoi amici, i suoi compagni d’armi senza cambiare nè fede nè idea. Un passo evangelico: “Non c’è cosa più grande che dare la vita per i propri amici, amatevi fino alla fine fate questo in memoria di me“.

















