Pubblicato il: 17 giugno, 2012
Analisi / Economia | Di Leonardo Olivetti

Vietnam, nuovo polo economico dell’Indocina

La Repubblica Socialista del Vietnam, che proprio in questi giorni festeggia i 100 anni dalla nascita dell’ex Primo ministro Phạm Hùng, negli ultimi due decenni, ed in particolare nell’ultimo, sta riuscendo a ritagliarsi un ruolo sempre maggiore nell’Indocina come polo economico. Considerando l’arduo cammino del Paese durante la metà del ’900 – Guerra del Vietnam, divisione e riunificazione, conflitto con la Cambogia e con la Cina – il Vietnam è riuscito quasi in un miracolo economico, con un PIL che negli ultimi anni cresce a doppia cifra. Dall’inizio della riforma del cosiddetto “Đổi Mới” nel 1986 (una politica di distensione internazionale, apertura economica, miglioramento delle relazioni con la Cina e delle relazioni internazionali in genere, che può essere accostato al periodo di riforme di Deng Xiaoping in Cina), il Vietnam è riuscito a compiere grandi passi in avanti, passando dal livello di Paese del Terzo Mondo, al livello di economia in via di sviluppo, che oggi può competere con i mercati mondiali. Nel 2006, a 20 anni dall’inizio di questa nuova era del Vietnam Socialista, il governo di Hanoi dichiarava: “Il nostro successo sul fronte esterno, da quando il Vietnam era un Paese politicamente isolato e sotto embargo, è dovuto alla grande espansione delle relazioni esterne verso la diversificazione e il multipolarismo. Negli ultimi 20 anni di Đổi Mới, abbiamo istituito rapporti con 57 Paesi. In totale, il Vietnam ha attualmente rapporti con 169 Paesi e rapporti commerciali con 244. Il Vietnam ha anche stabilito relazioni di buon vicinato, a lungo termine ed efficaci con i Paesi vicini. [...] Un significativo passo in avanti nell’era del Đổi Mới, è il fatto che il Vietnam ha normalizzato i rapporti diplomatici e gradualmente istituito un quadro di rapporti paritari e di reciproco beneficio con le grandi potenze, i centri economici e politici e le Nazioni industrializzate”.
Per quanto riguarda le novità economiche del Vietnam, la Conferenza del 2006 ha chiarito che: “In primo luogo, dobbiamo essere indipendenti e autosufficienti nella formulazione e nell’attuazione delle linee guide e delle politiche al fine di integrarci attivamente nel mondo con una tabella di marcia adeguata ed un orientamento socialista. L’autosufficienza economica e l’indipendenza significano costruire un’economia forte che può essere sensibile agli sviluppi imprevisti dell’economia globale e regionale, ed un’economia aperta che combini le forze interne ed esterne in una sinergia che promuova lo sviluppo nazionale ed accresca la competitività economica e la sicurezza”. Con i presupposti della continuazione della politica del Đổi Mới e degli ottimi risultati fin qui ottenuti, il Vietnam ha cominciato il XX secolo, dopo essere riuscito a duplicare il Prodotto Interno Lordo, a ridurre la povertà dal 30% all’11% e ad aumentare le speranze di vita da 65 a 68 anni, con l’intenzione di creare un sistema in stretta relazione con quello della Repubblica Popolare Cinese. Mentre nel 1979, tra i due Paesi era scoppiato un breve conflitto e fino alla fine degli anni ’80 tra i due Paesi asiatici le relazioni erano congelate, il Vietnam, dopo avere aperto delle Zone di Mutuo Scambio, sta costantemente incrementando le relazioni commerciali e gli incontri tra Hanoi e Pechino. Il Segretario del Partito Comunista del Vietnam, Nguyễn Phú Trọng, durante il recente incontro con Liu Yunshan, membro del Politburo e Capo del Dipartimento della Propaganda del Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese, ha dichiarato: “Sono soddisfatto che entrambi i Paesi abbiano risolto le insidie, e continueremo a sviluppare una completa partnership strategica di cooperazione con il motto ‘vicinato amichevole, cooperazione globale, stabilità a lungo termine e guardare al futuro’”. Questo incontro costituisce una continuazione del dialogo degli 11 Paesi a Shangri, dove erano presenti anche India, Stati Uniti e Unione Europea, e dove il rappresentante del Vietnam, il Generale Nguyen Chi Vinh, ha innescato un primo avvicinamento anche all’India, dato vita alle trattative con Pechino per la Cooperazione Marittima e proseguito quelle per una demarcazione dei confini marittimi del Golfo di Tonchino.
Per quanto riguarda l’aspetto economico, il Vietnam è attualmente capace di valorizzare al massimo i prodotti tipici della zona, ad esempio esporta verso la Cina circa 300 tonnellate di Litchi al giorno, lo zucchero prodotto nell’Aprile del 2012 ha raggiunto 1,12 milioni di tonnellate di zucchero (78.000 in più dello stesso periodo dell’anno precedente) e, dato di maggior rilevanza, l’incredibile crescita dell’esportazione di prodotti agricoli, forestali e di pesce durante i primi 5 mesi del 2012, che è stata di circa 10,9 miliardi di $, con un’incremento dell’esportazione dei prodotti agricoli del 2% (3 milioni di tonnellate di riso esportate in Cina da Gennaio a Marzo, un incremento di 4,4 volte superiore all’anno precedente), dei pesci del 9,8% e dei prodotti forestali del 19,8%. Anche l’industria, che per molto tempo è rimasto un settore poco sviluppato, sta prendendo nettamente il sopravvento, occupando sempre maggiori spazi su un’agricoltura che si sta sempre più modernizzando. Lo sviluppo del settore industriale nel 2012 è atteso al 5,8%, secondo l’ESCAP (Economic and Social Survey of Asia and Pacific), la Banca Mondiale, in uno dei suoi ultimi rapporti, ha dichiarato: “Lo sviluppo dell’Asia Orientale crescerà del 7,6% nel 2012 [...] La povertà continuerà a diminuire, le persone che vivono con meno di 2$ al giorno dimuiniranno, raggiungendo 24 milioni”, i turisti sono aumentati del 17,5%, le esportazioni sono cresciute del 24,1% e il fondo dello Stato (comparato con le previsioni del Piano annuale del 2012) è aumentato del 36,4%. Con questi standard di crescita, la Repubblica Socialista del Vietnam potrà ricoprire il ruolo di polo economico dell’Indocina.


Vietnam, nuovo polo economico dell’Indocina