Pubblicato il: 23 giugno, 2012
Analisi / Esteri | Di Mark JVD

Analisi sulla situazione globale a partire dalla Siria

Siamo ormai a più di un anno dall’inizio delle rivolte in Siria, a detta di alcuni “esperti” degne di essere incluse nel più generale evento della “primavera araba”. La situazione è in bilico ed ogni giorno, tra varie aperture, chiusure, smentite, affermazioni, ecc. sembra poter deflagrare del tutto. Le notizie che ci arrivano sono spesso in contraddizione tra loro. D’altra parte le fonti sono difficilmente affidabili: basti pensare che i media occidentali prendono la quasi totalità delle notizie dall’Osservatorio siriano per i diritti umani, di cui si è già detto abbastanza per poterne legittimamente mettere in discussione l’attendibilità. E’ ormai chiaro che la battaglia che si sta svolgendo in Siria ha vari fronti: vi è innanzitutto lo scontro politico interno all’Islam; la ribalta dei fratelli musulmani (quella che i media hanno tradotto appunto in “primavera araba”) è ormai sempre più evidente. A testimoniarlo vi è la recente presa di posizione di Hamas a favore dei cosiddetti ribelli siriani, posizione da cui si è abilmente smarcata Hezbollah pur non rimproverando eccessivamente all’alleato palestinese le dichiarazioni quanto meno ambigue, liquidandole come quanto meno “comprensibili” a causa della natura apparentemente sunnita delle rivolte siriane[1]. Vi è poi lo scontro, su più larga scala (e che approfitta delle separazioni interne alla religione), fra l’Asia e l’Occidente. Russia e Cina questa volta non sembrano intenzionate a cedere, anche perché il contesto e soprattutto gli interessi in gioco sono ben diversi da quelli, a quanto pare non sufficienti, in gioco nela Libia di Gheddafi. La Russia per ora non lascia grandi spazi d’apertura, è anzi notizia di qualche giorno fa che si stia preparando, con Cina e Iran, una delle più grandi esercitazioni militari degli ultimi tempi. Non è certamente solo la base portuale di Tartous a mettere sull’attenti la Russia, che da un caos derivato dalla guerra civile o da un intervento militare occidentale in Siria ha solo da perdere. Se salta Assad e il legittimo governo siriano le conseguenze sarebbero infatti devastanti. Per l’Iran, e dunque per Hezbollah, si giungerebbe alla resa dei conti, oramai isolati nel Vicino Oriente, privati di alleati e anzi circondati da nemici; da vedere, a tal proposito, la posizione che potrebbe prendere Israele, momentaneamente divisa in merito agli eventi siriani fra interventisti e cauti sostenitori dello status quo. Ne conseguirebbe che anche la Russia rimarrebbe priva di alleati, o comunque di interlocutori pacifici, nella calda regione mediterranea. D’altronde l’opinione che i russi hanno della “primavera araba” e dell’ascesa dei fratelli musulmani non è delle più rosee. Quest’ultimi sono considerati un pericolo per la stabilità della regione, garantita invece maggiormente dallo stato attuale, che i Russi sembrano intenzionati infatti a tutelare. Illuminanti a tal proposito le parole dell’analista russo Sergei Karaganov, apparse sul sito Globalaffairs.ru: “[...]L’Occidente ha svenduto Mubarak e i dirigenti tunisini che, ove misurati sugli standard locali, erano fortezze di governo relativamente illuminato, di stabilità e con almeno qualche sembianza di democrazia, anche se autoritari e corrotti. I regimi che stanno arrivando al posto loro non sono meglio – e hanno una forte componente islamica … nessuno considera il fatto che i regimi che restano a galla nel mondo arabo sono, in larga misura, le monarchie più arretrate e repressive“[2]. Questa volta dunque la Russia, intimorita dall’eventualità che dilaghi ancor più instabilità, non sembra disponibile a cedere. D’altra parte gli Stati Uniti, Obama in particolare, non sembrano del tutto intenzionati ad intervenire militarmente in Siria, nonostante la pressione delle ali più “estreme”, sia a sinistra che a destra. La vicinanza delle elezioni è sicuramente un deterrente che fa sì che Obama mantenga posizioni piuttosto caute, temendo eventuali ripercussioni. Sembra invece che le intenzioni della Casa Bianca siano quelle di logorare e prolungare lo stato di caos in Siria, in modo da costringere Cina e Russia ad affrontare la situazione ed a difendersi dalle sempre più costanti pressioni provenienti dall’occidente e dall’ONU. Per perseguire questo fine il dipartimento di Stato di Washington gode di due solidi alleati: le monarchie dell’Arabia Saudita e del Qatar che, informazione ormai appurata, sono i principali fornitori di sostegno tecnico, logistico e militare ai “ribelli siriani”. A tal proposito è notizia recente, riportata da Russia Today, che la marina libanese in coordinazione con la UNIFIL (United Nations Interim Force in Lebanon) abbia individuato una nave che, in partenza dalla Libia, nuovo prezioso alleato occidentale (o quanto meno questa pare la direzione intrapresa) in una zona più che calda, era diretta verso Homs, in Siria, carica di materiale per rifornire probabilmente i ribelli. Stando alla rivista “The maritime executive”, la nave è di proprietà della Khafaji Shipping Co., che è registrata in Honduras, un Paese che vanta una tradizione di copertura delle operazioni statunitensi di lunga data[3]. Resta da vedere ora fino a che punto la Russia, in particolare, ma anche la Cina, vorranno proseguire nella difesa dei propri interessi, senza cedere alle costanti pressioni dell’Occidente. Questa totale situazione di precario equilibrio non può durare a lungo: una via d’uscita dev’essere trovata, o i danni saranno permanenti, in primis per la popolazione siriana che rischia di sprofondare in un caos devastante ed in un clima di guerra civile. In quest’ottica vanno forse lette le recenti dichiarazioni di Sergei Lavrov, ministro degli esteri russi, che ha dichiarato che un allontanamento di Assad, se voluto dalla popolazione siriana, sarebbe ben accetto anche dal governo russo[4]. Una frase che pur rimanendo piuttosto vaga e astratta, lascia segni non di cedimento, ma quanto meno di apertura. La Russia, parrebbe da questa piccola apertura, potrebbe cominciare a pensare di sacrificare Assad per mantenere un regime comunque stabile ed evitare un intervento, certo è che la volontà sia quella di tenere aperto il dialogo con le forze occidentali. In questa situazione di stallo si potrebbe inserire con un ruolo chiave un terzo polo, intermedio, quale l’Unione Europea, che invece si conferma, per l’ennesima volta, totalmente appiattita sulle posizioni statunitensi. Dopo aver infatti avvallato (se non guidato) l’intervento militare in Libia, molti paesi dell’Unione Europea (Francia e Inghilterra su tutti, ma anche le dichiarazioni del ministro Terzi vanno prese in considerazione) continuano a far pressione affinché si risolva il “problema dei diritti umani”. Tutto ciò in evidente contraddizione con quelli che sono gli interessi dell’Europa, che dovrebbe avere nel mondo arabo l’interlocutore naturale, ma che invece non fa che assecondare i progetti di “caos geopolitico” che non possono che danneggiare tutti i paesi membri. Questo tira e molla sicuramente porta più vantaggi agli Stati Uniti che alla Russia. Obama infatti può temporeggiare ed affrontare i problemi interni (crisi e elezioni su tutti) senza troppo preoccuparsi della Siria, su cui, inoltre, vegliano i “condor” europei. Da segnalare è invece il prolungato tentativo di smarcamento della Germania, che potrebbe pensare ad un avvicinamento ulteriore alla Russia. Gli Stati Uniti, infine, possono sempre giocare la carta dello scudo missilistico, progetto della NATO recentemente ripreso in pugno su cui ovviamente la Russia non può e non sembra intenzionata a cedere. Alla Russia spetta dunque un periodo di lunghe trattative in cui probabilmente potrebbe essere costretta a cedere su alcuni punti per non perdere tutta la posta in gioco. In questo può contare su un forte alleato, la Cina, e su un diretto interessato che ha altrettanti interessi in campo: l’Iran. Le intenzioni di questi paesi sembrano quelle di voler alzare la voce e mostrare i muscoli (si vedano le annunciate manovre militari) cercando allo stesso tempo di trovare una soluzione all’interno dell’ONU, una soluzione che escluda l’intervento militare e che possibilmente eviti una traumatica rottura e che soprattutto ingabbi, per quanto possibile, le interferenze dei Paesi occidentali e delle petromonarchie. Di certo per evitare del tutto le ingerenze è già troppo tardi, ma ci aspetta senz’altro un’estate molto calda.


Note:
1. http://www.fabiopolese.it/?p=1025
2. http://www.affarinternazionali.it/articolo.asp?ID=2058
3. http://rt.com/politics/g20-cabos-syria-russia-193/
4. http://www.affarinternazionali.it/articolo.asp?ID=2058

Analisi sulla situazione globale a partire dalla Siria