Pubblicato il: 23 giugno, 2012
Analisi / Società | Di Leonardo Olivetti

I giovani italiani sempre più… americani!

La gioventù italiana del XXI secolo non può che definirsi come “sottoprodotto culturale” del dominio degli Stati Uniti in Italia, e partendo da tali basi si farà un’indagine sul suo degrado culturale.
La gioventù è potenzialmente la reale forza capace di cambiare gli eventi, la reale forza politica futura. Diceva bene Mao Zedong, quando dichiarò durante l’incontro con i Cinesi che studiavano a Mosca: “Il mondo è nostro, come è vostro, ma in ultima analisi è vostro. Voi giovani, pieni di vigore e vitalità, siete nel fiore della vita, come il sole alle otto o alle nove del mattino. Le nostre speranze sono riposte in voi. [...] Il mondo vi appartiene. Il futuro della Cina vi appartiene”. All’incontro con il Presidium del II Congresso della Lega della Gioventù: “La nuova Cina deve dipendere dalla cura della gioventù e avere a cuore la formazione della nuova generazione”. E partendo da queste considerazioni, “atlantizzare” la gioventù Italiana significa letteralmente bruciare il futuro dell’Italia.
Constatando gli usi e i costumi dei nostri ragazzi: dall’indossare magliette, sciarpe e borse rigorosamente rivestite dalla bandiera a stelle e strisce, all’utilizzo di sostanze stupefacenti, alcool e fumo a grandi dosi, fino all’alimentazione – che rispecchia alla perfezione i canoni della “spazzatura culinaria” dei fast food – si arriva a capire che questo problema, non è altro che il frutto del colonialismo culturale statunitense, sempre pronto ad insistere sulla gioventù del nostro Paese con prepotenza, in particolare dopo la trasformazione in senso unipolare del campo dei rapporti di forza mondiali. Oltre a queste tendenze (che ormai non sono solo tendenze, ma sono diventate la ‘moda’) i giovani italiani, teoricamente futura classe dirigente italiana, sono principalmente ridotti all’apprendimento di un’educazione e in un ambiente sociale e culturale, pesantemente vincolati alle tendenze sociali d’Oltre Atlantico. Cominciando dallo sbiadito “sogno americano” (che tra molti giovani e giovanissimi riscuote ancora successo), si arriva fino al ripudio del proprio Paese, della propria cultura e delle proprie origini, considerate spesso “inutili” e/o “non interessanti” nel quadro di una civiltà “globalizzata”, forte di una cultura ritenuta acriticamente “progressista”, “avanzata”, “tecnologica” e “libera” come quella nordamericana. Questa tendenza, che si può riscontrare negli ultimi decenni, è proprio frutto di un’ambiente sociale rigorosamente “made in USA”, a partire dai cartoni animati (pieni di stereotipi patriottici americani, partendo dal culto americano della “libertà” e dei padri fondatori, oltreché della stessa “patria americana”), fino ai videogiochi (in particolare quelli di guerra), arrivando fino a ristoranti e programmi televisivi (in particolare quelli storici, dove un certo revisionismo storico ed una visione unipolarista ed liberale della storia e della politica la fa da padrona).
Oltre che nella società, anche nell’apparato scolastico si riscontrano tali mezzi propagadandistici. Non deve stupire, quindi, che tempo fa sia stata lanciata un’inchiesta contro la Divina Commedia, accusata, dopo quasi 700 anni dalla sua prima pubblicazione, di un ipotetico antisemitismo. In realtà i nostri giovani non sono adeguatamente formati né ad una vita politica seria, né ad una conoscenza adeguata della storia, della geografia e delle scienze sociali. Per quel che viene istruita, la sua preparazione rimane comunque estremamente insufficiente e piena zeppa di luoghi comuni o semplificazioni che tendono a fornire ai ragazzi blande conoscenze nozionistiche sullo stile del sistema nordamericano.
Proprio un’educazione “di parte” ed inefficace, sia in tema di politica che sulle questioni di primarie importanza, impone ai giovani sciocchi epiteti e frasi fatte. Ma l’ignoranza politica e storica, sono il solo problema della gioventù? No, ci sono anche la decadenza sociale, il qualunquismo assoluto e la totale apatia. Potremmo riassumere la questione educativa italiana, con una citazione del filosofo franco-cecoslovacco Kundera, che disse: “Per liquidare un popolo si comincia col privarli della memoria. Si distruggono i loro libri, la loro cultura, la loro storia. E qualcun altro scrive per loro altri libri, li rifornisce di un’altra cultura, inventa per loro un’altra storia“.
Anche l’impegno sociale delle organizzazioni per i giovani viene a mancare e, quando esiste, non sono altro che gruppuscoli basati ancora su forze immaginarie ed inesistenti (vedasi il cattolicesimo organizzato o l’anacronistica dialettica tra un presunto fascismo di ritorno ed un inutile antifascismo di reazione), oppure le organizzazioni sono direttamente gestite da partiti politici. Proprio tali organizzazioni, che non dovrebbero introdurre solamente i giovani alla politica e al mondo del lavoro effettivo ma anche anche ad una vita sana e ad un comportamento sobrio, alla conoscenza della cultura nazionale e della letteratura, sono de facto assenti nel panorama politico italiano. Esempi di organizzazioni giovanili efficienti possono essere riscontrate nell’Unione della Gioventù Bielorussa, e storicamente nella Freie Deutsche Jugend, la Gioventù Libera Tedesca, movimento giovanile della Repubblica Democratica Tedesca e del Partito Socialista Unificato Tedesco. Nella FDJ, vi erano più del 75% dei ragazzi del Paese, e tale organizzazione giovanile, oltre a promuovere quanto menzionato, impegnava i ragazzi nelle attività lavorative, come l’aiuto sociale e il lavoro manuale. Scrive l’ex Segretario del Partito Socialista Unificato Tedesco Erich Honecker: “Un numero di persone sempre maggiore si accorgerà [...] che i bambini, nelle scuole dalla DDR, crescevano più spensierati, più felici, più liberi, più istruiti dei bambini delle strade dominate dalla violenza della Repubblica Federale”.


1 commento presenti
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  1. Giancarlo Villa scrive:

    Una banalità. Provatevi a vedere la lista della programmazione TV giornaliera. Più del 80% dei programmi ha titoli “americani”, i palinsesti si intrattenimento sono al 90% di provenienza americana, il 99% dei telefilm pure, le “sit-com” (orrendo termine americanoide” al 100% anche e i film, americani al 90%.
    Sarà questo il motivo del rinc……totale della gioventù italiota? Nessun dubbio, almeno da parte mia.

I giovani italiani sempre più… americani!