Pubblicato il: 7 luglio, 2012
Analisi / Esteri | Di Leonardo Olivetti

Siria, tra venti di guerra e terrorismo

Dopo un anno e 4 mesi di combattimenti nella Repubblica Araba di Siria, i conflitti, sia interni che esterni, continuano a mietere vittime, e il clima da guerra civile continua a perdurare. Nell’ultima settimana, due attacchi terroristici a Damasco, hanno scosso duramente il popolo siriano. Ma anche un possibile conflitto con la Turchia si sta affacciando alla porta, dopo l’aereo abbattuto, e i ben più pericolosi schiaramenti di truppe al confine con la Siria.
Il 22 Giugno, un jet F-4 Phantom II dell’Aviazione Turca viene abbattutto dall’anti-aerea siriana, poco al largo dalla città di Latakia, poiché aveva attraversato il confine marittimo della Repubblica Araba.
La bassa altezza, solo 100 metri, e la velocità di 800 km/h avrebbero convinto l’Esercito Regolare Siriano a reagire distruggendolo. Non è ancora noto chi avrebbe colpito l’aereo turco, ma alcuni pensano possa essere stata una nave da guerra russa. Sta di fatto che l’aereo è stato distrutto ed è precipitato nel Mediterraneo. E mentre i due piloti a bordo dell’F-4 si sono salvati la Turchia promette che “reagirà di conseguenza, ma subito dopo il meeting con il Comando Militare della NATO”. Con il ritrovamento del jet, due giorni dopo, nonostante fosse in acque territoriali siriane, la Turchia e vari Paesi della NATO reagiscono minacciando la Siria, con le dichiarazioni di Ahmet Davutoglu, che ha detto che “nessuno può permettersi di testare le capacità militari della Turchia”, ma anche con quelle del Ministro degli Esteri Inglese, William Hague, che ha promesso “un’azione energica nei confronti di Damasco”.
Solo la Repubblica Islamica dell’Iran ha cercato di calmare la tensione tra i due paesi arabi, con le parole del Ministrodegli Esteri Iraniano Ali Akbar Salehi. È stata energica, anche la risposta di Damasco, tramite il suo Ministro degli Esteri, Jihad Makdissi, che ha dichiarato: < >. Il 25 Giugno, il vertice NATO a Lussemburgo, conferma la condanna, da parte di quasi tutti i Ministri degli Esteri presenti, alla Siria, discutendo, però, anche di come raggiungere un “governo di transizione” nel Paese e sostenere la missione di Kofi Annan. Proprio quello stesso giorno, si è verificato un altro incidente aereo tra Turchia e Siria. Un aereo CASA CN-235, di fabbricazione spagnola, da ricognizione, è stato puntato dal sistema anti-aereo siriano, ma non ci sono state conseguenze.
Già il 27 Giugno, il presidente turco Recep Erdogan ha dichiarato: < >, ed è iniziato il dispiegamento di veicoli militari, 15 carri armati, cannoni a lunga-distanza, obici trainati e semoventi e altri veicoli militari a pochi chilometri dal confine con la Siria. Per alimentare tali venti di guerra, il Generale Mustafa Al-Sheikh dei ribelli siriani, ha dichiarato che ben 170 carri armati dell’Esercito Regolare sarebbero stati schiarati sul confine con la Turchia.
Sul fronte interno e della lotta contro il terrorismo salafita, proprio negli ultimi giorni sono sorti gravi problemi, proprio nel centro di Damasco. Il 27 Giugno, alle 4:00 di mattina, un gruppo armato di terroristi occupa e distrugge la sede della televisione siriana “Al-Ikhbarya”, uccide 3 giornalisti e 4 lavoratori, per poi far saltare in aria l’edificio con delle bombe. La reazione del popolo siriano è immediata, con il lutto da parte dell’Unione dei Giornalisti Siriani e il Consiglio Nazionale dei Media, ma anche dall’esterno sono arrivate condanne, come dal Partito libanese Amal, dagli abitanti del Golan e da numerosi giornalisti e canali televisivi arabi.
Al terrorismo contro la televisione siriana, segue il terrorismo contro gli edifici governativi, in questo caso il parcheggio del Palazzo di Giustizia, con sede a Damasco, il 28 Giugno. Nessun morto, ma 3 feriti e 20 automobili danneggiate.
Come risposta alla grave situazione del Paese, il Presidente della Siria Bashar Al-Assad ha dichiarato, in un’intervista con una televisione Iraniana: “La solida situazione interna del nostro Paese, è la vera e propria barriera che impedisce il successo di qualsiasi interferenza straniera [...] Il piano in 6 punti di Kofi Annan è buono ed è ancora valido, oggi e in futuro, e la Siria lo approva con convizione, ma la cessazione delle violenze è collegato con la fine degli atti criminali di gruppi terroristici e la fine del loro finanziamento con denaro e armi dalle Nazioni che li sponsorizzano [...] C’è un conflitto [nel Medio Oriente] tra due progetti: il progetto di resistenza all’egemonia, e quello del ‘Grande Medio Oriente’, e questo conflitto non è nuovo, ma vecchio quanto il colonialismo, ma ha un nome nuovo [...] La Siria sta pagando il prezzo per la sua posizione politica di resistenza e per l’adesione ai diritti Arabi ed Islamici, oltre al fatto che la Siria ricopre una posizione geopolita importante [...] Quello che sta accadendo in Siria ha diversi aspetti: internazionale, regionale e interno che convergono tra loro al fine di portare la Siria in una crisi che mai è stata vista, nè mai abbiamo sperimentato qualcosa di simile ad esso. Il lato internazionale è principalmente legato alla posizione dei Paesi con una storia coloniale, e non hanno l’essenza delle loro politiche colonialiste, ma piuttosto ne hanno cambiato la forma, passando da una diretta occupazione all’imposizione di opinioni e ordini. Rifiutano l’esistenza di Paesi indipendenti che difendono i loro interessi e dicono di no, quando c’è qualcosa di contrario alle proprie convinzioni o principi [...] Coloro che stanno uccidendo il popolo della Siria sono una miscela di fuorilegge e di estremisti religiosi, che non sono in gran numero, ma hanno un’ideologia simile a quella di Al-Qaeda, ma il tasso di partecipazione negli omicidi differiva dall’inizio della crisi, ma attualmente gli estremisti costituiscono il maggior numero degli assassini”.


Siria, tra venti di guerra e terrorismo