Pubblicato il: 14 luglio, 2012
Analisi / Editoriali / Italia | Di Filippo Bovo

Il ritorno di Silvio Berlusconi

Fino ad oggi ci siamo sorbiti numerosi scenari politici, tracciati da menti più o meno insigni, che si dilettavano nel di delineare i futuri e possibili assetti della politica italiana: la discesa in campo di Montezemolo, l’apparizione di Renzi, le primarie del centrodestra e del centrosinistra, la “valanga Grillo”, l’alleanza della foto di Vasto alternativa a quella tra Pd ed Udc, la “grande coalizione” con Monti candidato premier per il 2013, la rinascita dell’asse Pdl – Lega, le elezioni anticipate ad ottobre anziché attendere il naturale termine della legislatura, e così via. Ne avessero azzeccata una.
La realtà è che tutte queste proiezioni, stringi stringi, sono soprattutto immense opere di depistaggio mediatico e politologico, portate avanti da giornali ed esponenti politici alla frutta i quali cercano così d’influenzare a proprio vantaggio il panorama politico nazionale. Sfogliando quotidianamente i giornali ed ascoltando i principali notiziari televisivi era inevitabile trovarsi di fronte a ciance e boutades più o meno credibili (o incredibili, se si preferisce) su alchimie politiche coinvolgenti le principali forze politiche del paese che sembravano e che si sono poi regolarmente dimostrate solo pura teoria, conti fatti senza l’oste.
Pensiamo per esempio alla storia di Renzi candidato premier del centrodestra in un’ipotetica lista della “Rosa Tricolore” nata dalle ceneri del “rottamato” Pdl: l’ipotesi di un tandem formato dal sindaco di Firenze, che andrebbe a Palazzo Chigi, e dal Cavaliere, che mirerebbe al Quirinale, è certamente molto affascinante agli occhi ed alle orecchie di molti “pensatori” non soltanto del centrodestra ma anche del centrosinistra. Peccato, però, che Renzi si trovi ancora dentro il Pd dove, fino a prova contraria (vale a dire le primarie), parrebbe pure godere d’un discreto seguito: perchè mai dovrebbe darsi all’avventura guidando una tale formazione baraccone, previo brusco e maldestro cambio di casacca? Renzi è e continuerà a rimanere il figlio che gli elettori del centrodestra hanno sempre sognato e mai avuto, ma perchè possa un giornodiventarlo dovrà prima di tutto concludere la propria esperienza nel Pd in tempi decisamente meno affrettati e più fisiologici. Partecipare alle primarie, perderle pur spuntando buoni numeri e sollevare polemiche sulla loro correttezza e sul “complotto dell’apparato dalemiano – bersaniano” sarebbe un ottimo casus belli per potersi defilare dal Pd portandosi dietro un bel pezzo del partito, in questo caso facendo sì un bel regalo a Berlusconi. Allora, e soltanto allora, sarebbe possibile la “Rosa Tricolore”.
Del resto, in un quadro di grande fluidità, anche nel Pdl qualcosa sta bollendo in pentola. Scartata sin da subito l’ipotesi di partecipare alle elezioni da soli e con Alfano come candidato premier (un puro atto d’autolesionismo, che rischia di mettere il partito dietro a Pd e Movimento 5 Stelle e di mandarlo progressivamente e definitivamente in frantumi), nel team del Cavaliere hanno cominciato di nuovo a spremersi le meningi per cercare qualche novità con cui tirare a campare anche per la prossima legislatura. Molto probabilmente avranno valutato anche l’ipotesi di far la corte a Renzi qualora le primarie dovessero andargli male, sicuramente avranno discusso di tagliar le gambe ai dirigenti di partito più ottusi od ingrati, ma al tempo stesso si saranno resi conto che tali opzioni non rasentavano neppure il minimo sindacale con cui garantire un prosieguo all’esistenza del Pdl ovvero del partito che, a partire da quest’estate, ne raccoglierà il testimone. Si vocifera che subito dopo le amministrative Berlusconi volesse offrire la candidatura a Montezemolo, grande occasione per riprendersi anche l’Udc strappandolo al Pd col quale da settimane vive una simbiosi crescente. Nulla da fare: per elementari motivi d’immagine il signore delle Ferrari non vorrebbe farsi vedere troppo a braccetto col Cavaliere delle televisioni. In parole povere, un duetto Montezemolo a Palazzo Chigi e Berlusconi al Quirinale è pura fantasia. E poi aspettare la discesa in campo di Montezemolo è un po’ come aspettare Godot, che non arrivava mai.
Alla fine, di fronte ad un Monti che sta fallendo e ad un Pd sempre più strattonato tra i vari Renzi, i fautori dell’alleanza con l’Udc, i bersaniani ed i sostenitori della Camusso e di Fassina, con l’Idv che se ne va per la sua strada e Sel che resta a metà del guado, con la Lega in ripresa e i grillini che incombono pronti soprattutto a portar via voti a sinistra, l’idea migliore è parsa proprio quella d’annunciare il grande ritorno sulle scene del Silvio nazionale. L’idea, effettivamente, non è delle più malvagie: indipendentemente dal momento in cui s’andrà a votare (tanto anche stavolta ci toccherebbe farlo col Porcellum, in virtù dello scarso peso specifico di tutti i quotidiani dibattiti sulla riforma della legge elettorale), da una parte ci sarà il Pdl che grazie all’effetto trainante di Berlusconi potrà riguadagnare qualche punto, mentre dall’altra parte il Pd si troverà schiacciato tra il centrodestra, con un alleato indebolito da una scelta di campo non condivisa da tutti i suoi elettori (l’Udc), e il Movimento 5 Stelle che gli rosicchierà tutti i voti a sinistra. Cercare di tamponare almeno quella falla coinvolgendo nell’alleanza Sel non servirebbe a granchè: Vendola si troverebbe ad essere rosicchiato dai grillini a sua volta, svolgendo così il poco grato compito di “scudo umano” e paraurti a sinistra. Il Pd potrebbe quindi rischiare di perdere le elezioni oppure di vincerle in condizioni di grande debolezza, senza una significativa maggioranza alle camere e sotto il fucile spianato degli alleati centristi, con i “fassiniani” (intesi come seguaci di Fassina e non di Fassino) ed i “vendoliani” in costante fibrillazione per la linea di governo per forza di cose troppo cauta, troppo immobilista, troppo “montiana”. Si ripeterebbe insomma il copione del 2006, ma con esiti decisamente tragici per il centrosinistra e molto propizi per il centrodestra (dopo un 2006 c’è sempre un 2008).
In tutto questo scenario, però, ci sono due piccoli problemi: prima di tutto non sarebbe garantita l’elezione di Berlusconi al Quirinale, anzi, essa diverrebbe praticamente impossibile; in secondo luogo gli interessi del Cavaliere non sarebbero tutelati e messi al sicuro come avveniva quando questi era il capo del governo. Sono queste, alla fine, le due cose che premono di più a Berlusconi ed ovviamente la prima è strettamente connessa alla seconda: la roba (Fininvest con tutti i suoi gioielli, da Mediaset a Publitalia a Mediolanum) va difesa e salvata a tutti i costi. Diversamente dal centrosinistra, che è oggetto d’interessi reconditi di vario genere (dalle cooperative ai grandi gruppi finanziari ed editoriali come quello di De Benedetti, fino alla maggiore dipendenza politica dalla Nato e dalle istituzioni europee: la linea montiana ed ultratlantista del Pd ne è l’esempio più lampante), Berlusconi ha solo un grosso problema: evitare di fare quella fine che stava per toccargli quando la Prima Repubblica scomparve dalla scena, ovvero ritrovarsi fallito e incarcerato. Nel marasma di queste sfide personali incrociate resta da capire quali potrebbero essere le direzionali della politica estera di Roma: l’appiattimento e la completa obbedienza della gestione Terzi alle richieste di Washington o un ritorno alle “inottemperanze” del Cavaliere con le sue sortite in Russia o in Kazakistan? Cosa rischierebbe Berlusconi in quel caso ancora?
Certo, in tutti questi anni s’è premunito abbondantemente, ed ha ottenuto salvacondotti e soddisfazioni d’ogni genere anche dal centrosinistra (non ultimo anche dallo stesso Monti) ma questo non basta. La sicurezza garantita dal Quirinale, soprattutto per quanto riguarda i processi, sarebbe semplicemente ineguagliabile.
Comunque vadano a mettersi le cose nelle prossime settimane, è certo che Berlusconi si adopererà per avvicinarsi alla presidenza della repubblica. Un breve intervallo a Palazzo Chigi, con dimissioni lampo giusto il tempo di farsi eleggere Capo dello Stato e poi che venga pure il diluvio, ci potrebbe anche stare. A quel punto lo potrebbe rimpiazzare chiunque, anche un Alfano. O un Renzi. O qualche altro Godot, se mai arriverà.


Il ritorno di Silvio Berlusconi