A DIFESA DELLA RUSSIA!

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Il processo che ha assicurato alla giustizia il trio punk delle Pussy Riot giunge al termine di una serie infinita di oscenità pubbliche, atti ostili, blasfemie e provocazioni contro la cultura ortodossa russa, che va inquadrata in una più vasta strategia di distruzione del tessuto sociale del Paese. Da decenni la penetrazione imperialista atlantica nella massa eurasiatica utilizza strumenti (neanche troppo velati) di influenza e soggezione culturale, cercando di destabilizzare e distruggere tutti quegli Stati che possano metterne in difficoltà le mosse. Chiuse oramai le porte al separatismo in Cecenia o in Dagestan, gli Stati Uniti, sempre più impacciati, adesso mandano avanti Madonna, la loro più nota star musicale, per incitare i giovani russi ad una fantomatica rivolta piccolo-borghese fondata sull’annichilimento dei valori nazionali e sulla dimenticanza del loro passato popolare. Secondo questa ideologia di “ribellione”, eroi, letterati e scienziati come Nevskij, Donskoij, Minin, Pozharskij, Suvorov, Dostoevskij, Tolstoj, Frunze, Zhukov, Gagarin e Stakhanov dovrebbero essere consegnati alle pagine ingiallite dei vecchi almanacchi, pronti a buciare nel fuoco “bradburiano” del nichilismo sociale, della “fine della storia” e del nuovo mondo a stelle e striscie, per ridurre la Russia alla dimensione di una palude, di una riserva di risorse naturali ad uso e consumo delle potenze imperialiste occidentali.
Tutto questo rappresentano le Pussy Riot e i loro “seguaci”. E perciò vanno fermate ad ogni costo. Saremo in piazza l’8 settembre prossimo per confermare il nostro appoggio alla Federazione Russa, nell’anniversario forse più importante per il Paese, per l’Unione Sovietica e per il mondo intero. Difatti quello stesso giorno, nel 1943, Stalin chiamò a raccolta presso le stanze del Cremlino i metropoliti della disciolta Chiesa Ortodossa Russa e li ringraziò per il contributo che avevano fino ad allora fornito nella Grande Guerra Patriottica, acconsentendo alla ricostituzione del Patriarcato di Mosca a distanza di 222 anni dal suo primo scioglimento, decretato dallo Zar Pietro I. Il contributo materiale e morale dei metropoliti, dei sacerdoti e dei semplici cappellani locali in quella terribile guerra rappresenta ancora oggi uno dei fattori che permisero all’Armata Rossa di vincere e neutralizzare la minaccia imperialista che allora, come anche oggi, incombeva sul Paese. Noi vogliamo ricordare questa Chiesa Ortodossa, questo suo spirito di costruzione e sacrificio per la nazione russa, e la sua capacità storicamente oggettiva di proteggere la Russia dalle nefaste influenze liberali d’Occidente.

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