Le Pussy Riot se la prendono anche con Lenin

5

A conferma del carattere iconoclasta, reazionario e antinazionale della rete orbitante intorno alle cosiddette “Pussy Riot”, nata in sostegno al trio “musicale” condannato a due anni di reclusione da un tribunale russo e distintosi per i suoi atti osceni e blasfemi, giunge una gravissima notizia dalla città russa di Lipetsk, importante centro industriale risorto in epoca zarista ed espanso in epoca sovietica che oggi conta circa 500.000 abitanti. La statua di Vladimir Lenin, posizionata nel parco centrale della città, ha subito infatti atti di vandalismo. Il rapporto della pattuglia di sicurezza indica che nella notte del 26 agosto scorso tre uomini ancora non identificati hanno imbrattato con la vernice e con scritte offensive il monumento dedicato al fondatore dell’URSS.
La scritta impressa sul piedistallo dell’opera segnala con evidenza la matrice politica del gesto e, secondo un comunicato ufficiale del Partito Comunista della Federazione Russa, sarebbe attribuibile alla rete di sostenitori del trio e riconducibile a provocazioni di carattere politico. Il Partito Comunista, infatti, aveva immediatamente condannato le tre giovani debosciate, denunciando dalle pagine della Pravda un crescente e preoccupante clima di intimidazione e provocazione nei confronti della Chiesa Ortodossa Russa e del sentimento religioso del popolo, un clima spesso palesemente legittimato e supportato dall’estero… Stati Uniti e Gran Bretagna in primis.
Il primo segretario del Comitato Regionale del KPRF nell’Oblast di Lipetsk, N.V. Pivot, ha immediatamente inviato la richiesta affinché sia avviata un’inchiesta parlamentare sul grave accaduto.
Questo episodio, meno rumoroso a livello internazionale, mette ancor più in risalto quello che il nostro periodico e il nostro movimento politico stanno denunciando da giorni in merito alla vicenda delle Pussy Riot. Questa rete di pagliacci sta colpendo tranquillamente in tutta la Russia e nel mondo post-sovietico in genere (specie in Ucraina), attaccando i simboli storici del Paese e gli emblemi del suo passato col preciso scopo di schernirlo, di umilarlo, di dissacrarlo, legittimandone così i continui attacchi dinnanzi alle giovani generazioni della Russia. Crediamo sia opportuno che Gennadj Zyuganov segua l’esempio dei movimenti ortodossi e dia il via alla formazione di milizie volontarie rosse a carattere popolare, pronte a difendere monumenti e simboli storici dagli attacchi vili di questi perdigiorno.