L’aggravamento della condizione femminile in Arabia Saudita

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L’Arabia Saudita ha introdotto un sistema elettronico di monitoraggio che allerta gli uomini attraverso un sms quando la loro donna sta lasciando il paese, anche nel caso in cui stiano viaggiando assieme. Il sistema è stato immediatamente condannato da alcuni attivisti e profili Twitter. Le donne saudite – cui già è vietato guidare nel paese, e alle quali è negato anche il diritto di viaggiare senza il consenso del proprio marito e con la necessità di indossare un velo dalla testa ai piedi – sono ora anche monitorate da un nuovo sistema elettronico che traccia i movimenti al confine, riporta AFP. Le donne in Arabia Saudita non hanno il permesso di lasciare l’ultraconservatrice nazione senza il permesso del proprio “guardiano” maschio, o marito, che deve dare il consenso firmando un registro, detto “foglio giallo”, alla dogana dell’aeroporto. Ora, i mariti riceveranno un messaggio di testo per ricordare loro che la moglie sta lasciando il paese. La mossa è stata subito condannata e ridicolizzata su Twitter, che è rimasta un’isola di libertà di parola nella repressiva nazione islamica: “salve talebani, qui di seguito alcuni suggerimenti dall’ e-government saudita” ha scritto un utente. “Se ho bisogno di un SMS per farmi sapere che la mia donna sta lasciando l’Arabia Saudita, allora o sono sposato con la donna sbagliata, o ho bisogno di uno psichiatra” ha scritto l’utente Hisham. “Avanti così Arabia Saudita, qual’è il prossimo passo, la cintura di castità?” ha scherzato Raza Ahmad, altro utente twitter. “Le autorità stanno usando la tecnologia per monitorare le donne sarebbe meglio se il governo si tenesse occupato cercando una soluzione per le donne vittime di violenze domestiche” ha detto la cronista Badriya al-Bishr, criticando quello che ha definito “uno stato di schiavitù sotto al quale sono tenute le donne”.
L’Arabia Saudita è l’unico paese al mondo dove le donne non hanno il permesso di guidare. Nel giugno 2011, alcune attiviste femminili guidate da Manal al-Sheif hanno lanciato una campagna per abrogare il divieto. Ma molte di loro sono state arrestate e forzate a sottoscrivere la promessa di non guidare mai più. In un simile incidente, nel dicembre 1990, 47 donne sono state arrestate dopo aver inscenato una protesta nelle proprie macchine. Re Abdullah, visto dall’occidente come un cauto riformatore, ha concesso alle donne il diritto di votare e di concorrere per le elezioni municipali che avranno luogo ad inizio 2015. Allo stesso modo, il nuovo capo nominato della commissione polizia religiosa – che rafforza la grave versione dell’Arabia Saudita della legge della Sharia – Sheikh Abdullatif Abdel Aziz al-Sheikh, ha vietato ai membri della commissione di assillare le donne sul loro modo di vestire e comportarsi. Ma questi segni di una più indulgente attitudine nei confronti delle donne hanno fatto pochissimo per intaccare una cultura largamente repressiva e patriarcale. Il regno rafforza le severe regole governando le interazioni fra i sessi, e la maggior parte delle restrizioni a danno delle donne saudite hanno portato a livelli altissimi la disoccupazione femminile, stimata attorno al 30 percento. I tassi di suicidi tra le donne saudite sono tra i più alti al mondo, con molti tentativi di togliersi la vita “quando realizzano che il loro diritto, quello di scegliere con la propria libertà, non gli è concesso” ha affermato un anonima dottoressa nella capitale saudita, in un intervista del 2011. “Le donne saudite sono trattate come minori per tutta la vita, anche se ricoprono posizioni elevate, non ci potrà mai essere una riforma nel regno senza un cambiamento dello stato delle donne in uguale a quello degli uomini”, ha affermato ad AFP l’attivista liberale Suad Shemmari.



Traduzione a cura di Marco Zenoni

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