Intervista sul MUOS

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Eugenio Catania in esclusiva per Tempo LiberoAnaArké

Il MUOS è un acronimo inglese che significa Mobile User Objective System è un’installazione di comunicazione militare della difesa americana.
Una delle basi di terra che consentirà il collegamento tra le forze americane dislocate nel  mediterraneo sarà localizzata a Niscemi, dov’era già presente una base UFO cioè UHF Follow-On, la vecchia tecnologia di comunicazioni utilizzata dal dipartimento della difesa USA. All’inizio dei lavori, a circa 2 km da Niscemi in c.da Ulmo ed in piena  riserva naturale “la sughereta di Niscemi”, si sono formati centinaia di comitati spontanei “NO MUOS”, ma non nella cittadina di Niscemi bensì nei paesi limitrofi solo molto dopo si è costituito un Comitato No MUOS Niscemi.
Questi comitati “NO MUOS” hanno realizzato siti, ricevono appoggi istituzionali e sedi da parte di amministratori locali, organizzano eventi ed ultimo ma non meno importante ricevono profuso sostegno dai media. Perché? Pare che la battaglia MUOS sia una battaglia meritoria perché il MUOS farebbe male alla salute per un raggio di 250 km (stime forse un po’ esagerate) c’è addirittura uno studio di due accademici del Politecnico di Torino Zucchetti e Coraddu che attesta il rischio per la salute umana. Quello che insospettisce è l’eccessivo appoggio e sponda dei grandi mezzi di comunicazione, su questa vicenda che fa capire che potrebbe esserci degli interessi superiori a quelli dichiarati o il rischio di strumentalizzazione della protesta. Noi vogliamo vederci chiaro e ne parleremo con Alessandro Lattanzio esperto di Geopolitica, famoso per il suo Blog Aurorasito

Una domanda in generale: Quali sono le sfide che gli Stati Uniti si troveranno ad affrontare per mantenere la loro leadership militare?
Le sfide che Washington deve affrontare sono molteplici, ma se gli USA hanno intenzione di voler mantenere la loro supremazia militare, la sfida principale che devono affrontare è proprio con essi stessi. Gli USA hanno speso nel 2011 per la difesa, le forze armate e le agenzie di sicurezza, 700 miliardi di dollari, ovvero cinque volte tanto la spesa militare complessiva di Cina e Russia messe insieme, pari a circa 150 miliardi di dollari. E sebbene queste cifre diano la misura del rapporto sul piano militare tra USA e Russia e Cina, vi sono altri aspetti da analizzare.
L’US Army ha avviato un piano di aggiornamento dottrinario, operativo e tecnologico, con cui procede alla riduzione del numero di brigate componenti l’esercito statunitense; ed ha anche deciso di non partecipare più ad operazioni che prevedano l’occupazione prolungata di territori o Stati. Le esperienze in Afghanistan e Iraq hanno usurato i materiali e, soprattutto, logorato gli effettivi dell’esercito e dei marines statunitensi, durante questi ultimi dodici anni di operazioni sul terreno. Inoltre, il complesso militar-industriale statunitense ha sempre puntato all’acquisizione di sistemi d’arma sempre più complessi e costosi, e spesso ciò ha portato a sprechi e a grossolani errori. Il caccia ‘invisibile’ (o meglio ‘furtivo’) F-22 Raptor, a quasi vent’anni dal suo primo volo soffre ancora di non pochi problemi di operatività, tanto che è stato deciso di ridurne il numero da acquistare. L’assai pubblicizzato F-35 soffre di elefantiasi tecnologica e soprattutto finanziaria; il costo al ‘pezzo’, cioè di ogni singolo esemplare, del velivolo non fa altro che lievitare verso cifre sempre più improponibili. Per questo gli USA chiedono la partecipazione nel programma degli altri stati membri della NATO, da soli non sono più capaci di affrontare la spesa per progettazione, sviluppo e produzione del velivolo.
Sul piano navale, l’US Navy dovrà acquisire le nuove portaerei CVN-78 classe Gerald Ford, si tratta di portaerei-monstre da 100.000 tonnellate, il cui costo farà affondare il budget della marina militare statunitense. Infatti, tra pochi anni, l’US Navy dovrà sostituire il grosso della sua flotta sottomarina, che oramai ha una vita media di 30 anni, e probabilmente i vecchi sottomarini saranno sostituiti dai nuovi in un rapporto, bene che vada, di due vecchi battelli per ogni nuovo battello. Infine, si guardi allo Space Shuttle, la navetta che doveva ‘rivoluzionare’ i viaggi spaziali, è andata in pensione senza esser stata sostituita da nulla. Gli USA, nonostante le paillettes televisive e hollywoodiane, incontrano seri problemi strutturali, finanziari, industriali, tecnologici e quindi anche militari.
 
Credo, ma non sono un esperto, che gli Stati Uniti stiano cercando di smilitarizzare l’Europa e dirottare le loro forza verso l’aria asiatica. Il MUOS s’inserisce in questa strategia o sbaglio?
La ‘smilitarizzazione’, come sopra indicato, è in parte inevitabile, ma anche falsata. I confini della NATO si sono spostati verso oriente e verso Sud. Quindi la maggior parte delle basi presenti in Europa centrale sono state chiuse, ma in compenso altre vengono aperte in paesi come Polonia, Bulgaria, Romania e KosMet, puntando i cannoni e il cosiddetto ‘scudo antimissile’ direttamente contro la Federazione russa. In Italia, invece, si assiste al ridispiegamento di basi NATO, sia già presenti sul suolo italiano che presenti all’estero. Le più importanti saranno Napoli e Taranto, nomi che indicano quale sarà l’area operativa assegnata a queste nuove basi: Mediterraneo, Vicino Oriente e Nord Africa. Il MUOS rientra in questo programma, poiché avrà il compito di raccogliere e gestire i dati, le informazioni e le comunicazioni utilizzati o trasmessi dalle varie unità aeree, terrestri, navali e spaziali statunitensi assegnate alle aree geografiche suaccennate. 
 
Il MUOS sarà un’infrastruttura utilizzabile solo dagli USA o anche dai paesi NATO?
Il MUOS teoricamente sarebbe a disposizione della NATO, e quindi dei suoi alleati; ma la tecnologia, le commesse, le agenzie governative e le aziende coinvolte nella sua realizzazione sono esclusivamente o quasi statunitensi. Washington, ovviamente, avrà le chiavi del sistema MUOS, e quindi potrà decidere chi eventualmente potrà beneficiare del suo impiego.
 
A quali Paesi potrebbe stare indigesto il progetto MUOS?
Il MUOS rientra nel programma di ammodernamento globale delle forze armate statunitensi, quindi qualsiasi  potenziale avversario o concorrente degli USA non potrebbe ignorarne l’esistenza e l’impiego. Di conseguenza, come le dottrine militari sviluppate dagli anni ’30 in poi impongono, i centri e i sistemi di comunicazione militari, come appunto il MUOS, vengono considerati obiettivi prioritari, la cui immediata eliminazione diventa essenziale. La Sicilia, di sicuro, con il MUOS si ritroverà sul suo territorio un obiettivo che sarà in cima ai piani di attacco di un eventuale oppositore strategico degli USA.
 
C’entra qualcosa il progetto MUOS con quello dello scudo missilistico?
Il piano di integrazione interforze avviato dal Pentagono, farà si che il MUOS sia strettamente connesso al sistema di difesa antimissile che gli USA stanno schierando in Polonia, Romania, Turchia, Qatar, Sud Corea e Giappone.
 
Lei ha notizie relative a legami tra comitati no MUOS siciliani ed alcuni degli stati da lei citati?
No, non mi risulta nulla del genere. I comitati sono spontanei, o comunque legati a realtà locali di carattere sociale, ambientale, religioso, politico e partitico. Se vi è un’infiltrazione, è quella da parte di alcuni soggetti, dei ‘corpi estranei’, che cercano di influenzare queste proteste pacifiste, tentando di imporvi determinati orientamenti ideologici pro-interventisti, perfino di supporto ad eventuali nuove guerre. Fortunatamente, sembrano avere scarso successo.

Quali sarebbero i lati negativi dal punto di vista geopolitico della non installazione del MUOS in Sicilia?
Non vedo quali siano i lati positivi, per la Sicilia, della presenza sul suo suolo del MUOS. Di certo occupa spazi e non porta lavoro. E non credo che la NATO paghi alcun canone di occupazione del suolo. La Stazione Aero-Navale di Sigonella, ad esempio, non paga le bollette della luce, ne tanto meno quella della spazzatura. E la regione siciliana che provvede al riguardo. In fondo, buona parte dei protocolli riguardanti l’adesione dell’Italia alla NATO resta, a tutt’oggi, un segreto di Stato. Infine, come già riferito, espone ulteriormente la Sicilia ad eventuali azioni aggressive, preventive o reattive, da parte di eventuali avversari degli USA.
 
C’è veramente un rischio per la salute? Ci sono prove dell’effettivo danno alla salute delle altre installazioni MUOS?
Ho conosciuto il professor Zucchetti, e apprezzandone la competenza e la serietà nelle sue ricerche posso dire che le sue ragioni riguardo il MUOS saranno senz’altro ben fondate. Non sono competente in materia, ma le emanazioni di potenti fonti radio, effettivamente sono state in passato fonti dannose per esseri viventi e perfino causa o quasi di incidenti aerei.

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