Addio ai Monti, addio al ceto medio semicolto

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Sul Corriere della Sera del 4 dicembre è apparso un articolo di Alberto Alesina e Francesco Giavazzi, dal titolo “Caro presidente no, così non va¹, che avanza delle critiche sostanziali alla manovra del governo Monti. Il fatto è significativo perché questi signori e il Corriere erano stati fra i principali sponsor del governo Monti.

Il governo di “salvezza nazionale” di Monti si sta già rivelando un pasticcio che aggraverà i problemi del paese. Questo governo di “soli tecnici”, è la solita buffonata all’italiana, perché questo governo tecnico si basa sul consenso della “politica” che, apparentemente, si è fatta da parte per lasciare spazio a chi “sa fare”, ai “tecnici”, basta che non si tocchino i privilegi propri e del gruppo sociale di riferimento (la classe politica non è che una parte del “ceto medio semicolto”), mentre invece vengono ignominiosamente colpiti i settori davvero deboli, gli anziani con le pensioni da 500 euro al mese , verso i quali, come verso l’infanzia, una società non alla frutta dovrebbe avere maggiore rispetto. A rendere la vicenda ancora più disgustosa vi è stato pure il pianto di una ministra, di cui non ricordo il nome, la quale tanto si dispiaceva, poveretta, di dover fare questi tagli.

Il ministro Elsa Fornero si "commuove" pensando ai sacrifici che gli italiani dovranno compiere per pagare i debiti agli usurai della finanza internazionale.

Il debito italiano è dovuto principalmente ad un settore pubblico sproporzionato rispetto alle capacità finanziarie della società italiana, il quale è da sempre un ostacolo allo sviluppo, ma in una situazione di crisi diventa insostenibile. Per un discorso più articolato rimando ad uno scritto di qualche mese fa². Per il momento vorrei sottolineare che la crisi è appunto l’acutizzarsi della sproporzione fra diversi settori che impone la ricerca di nuovi equilibri.

Non è un caso che il Corriere è stato promotore della campagna contro la “casta”. I settori dominanti italiani sanno che non è possibile nello stato attuale mantenere un ceto medio semicolto (politici, sindacati, giornalismo, settore accademico, pubblico impiego gonfiato in modo abnorme) di queste proporzioni senza una pressione fiscale sui settori produttivi che rischia di innescare un circolo vizioso che può portare da un crollo. La pressione fiscale provoca la depressione economica e questo a sua volta porta ad aumentare la pressione fiscale a causa del calo delle entrate.

Lasciamo la parola ad Alesina e Giavazzi evidenziando alcuni passaggi salienti, ma consigliamo la lettura dell’intero articolo:


“…attaccare senza esitazioni i costi della politica e chiudere i mille canali che consentono di evadere le tasse.

…la spirale di aumenti di aliquote, recessione, riduzione di gettito, tende a creare un circolo vizioso in cui l’economia si avvita in una recessione sempre più grave.

E perché non agire coraggiosamente contro il peso di un impiego pubblico esorbitante e talvolta inutile?

Lampante quindi che il motivo principale della critica al governo Monti è il timore che esso possa innescare una spirale di crisi.

Alesini e Giavazzi, che danno voce al punto di vista dei gruppi dominanti legati all’intramontabile Corriere, vorrebbero che il ceto medio semicolto facesse harakiri o perlomeno si privasse da solo di qualche organo corporeo importante. Per operare le misure che loro vorrebbero sarebbe necessario un effettivo cambiamento di sistema e non un governo “tecnico” di facciata. Dietro il governo tecnico c’è pur sempre la classe politica.

Data la situazione sono convinto che questo pasticcio di governo non durerà. Comunque vadano le cose il ceto medio semicolto dovrà nei prossimi anni essere ridimensionato. Come scelta politico-economica oppure come misura imposta da una grave crisi.

Ora l’Italia in qualità di semicolonia deve destinare una maggiore quota delle sue risorse, attraverso lo strozzinaggio del debito, a finanziare i costi dell’impero americano in crisi. Al posto del ceto medio semicolto dovrà comparire una sorta di nuova “borghesia compradora”, ma in termini molto più ridotti, basata sui servizi che saprà fornire ai dominanti statunitensi.

Per il ripristino di un ceto medio, sano, produttivo, non “semicolto”, sarebbe necessario, il ripristino di un sufficiente grado di autonomia, necessario per l’espansione anche economica. Invece i settori strategici che svolgevano questa funzione come Eni e Finmeccanica vengono colpiti e smantellati.

Affonda il ceto medio semicolto che fingeva, nella veste di classe politica, di essere alla guida del paese, e con esso affonda tutto il paese, a meno che, in un ultimo sussulto, non si riuscisse a liberarsi di questa zavorra, per indirizzarsi sulla strada del ripristino di una sufficiente autonomia. Ma è ormai un’eventualità poco credibile.

1. http://www.corriere.it/editoriali/11_dicembre_04/alesina_giavazzi-presidente-cosi-non-va_0205d1da-1e50-11e1-b26c-4b15387dad1c.shtml
2. http://www.picturas.it/pensaresenzaschemi/index.php/2011/06/08/litalia-verso-la-crisi-strutturale/

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