Lampedusa e l’Eritrea: come strumentalizzare una tragedia a scopi politici

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Filippo Bovo

eritreaDi fronte ad una tragedia come quella occorsa la scorsa settimana a Lampedusa, delle persone civili sarebbero rimaste in silenzio, ad osservare un rispettoso lutto nei confronti delle vittime. E se avessero voluto dare una mano lo avrebbero fatto secondo il lodevole principio per il quale la beneficenza non deve mai essere esibita. Non è stato così per la nostra classe politica, col suo corollario di giornalisti ed opinionisti, che invece ha approfittato immediatamente del dramma per farne un palcoscenico dal quale mettersi in mostra e propagandare l’ennesima campagna stampa anti-eritrea. Sciacalli ed avvoltoi: non c’è altro modo per definirli.
Hanno detto che gli eritrei fuggono dal loro paese per sottrarsi ad una dittatura crudele e repressiva, che rinchiude gli oppositori nei gulag o li riduce ai lavori forzati nelle miniere. Da “Rai News 24” a “Che tempo che fa”, era sempre il solito coro. Di fandonie sul conto del governo eritreo e del suo leader Isaias Afewerki, dal ’93 ad oggi, siamo stati abituati a sentirne praticamente tutti i giorni e con sempre maggiore insistenza: si può dire che ci siamo abituati. Ma continuiamo comunque a chiederci dove potrà condurre questa demonizzazione, che è stata preceduta da altre culminate nella distruzione dei paesi che ne erano oggetto: la Serbia, la Libia, in parte anche la Siria. Non è un caso che si parli dell’Eritrea come della “Cuba d’Africa”, riferendosi tanto al suo modello socio-politico ed economico e dall’embargo che la riduce ad un fortino assediato al pari dell’isola caraibica quanto, soprattutto, alle menzogne di cui è destinataria.
Anche Cuba fu vittima di strali allucinanti ed allucinati, allorchè si verificò il problema dei “boat people” che ricorda molto da vicino il fenomeno dell’emigrazione dall’Eritrea. Nel caso di Cuba, la gente fuggiva non dalla “dittatura” di Castro ma dalle fortissime ed (allora) inaggirabili sanzioni statunitensi che costringevano la popolazione a condizioni molto difficili, soprattutto negli anni del “periodo speciale”, e dalle costanti minacce a cui l’isola era sottoposta, tra le quali figurava anche il terrorismo alimentato da Washington. Così anche l’Eritrea, oggi, è oggetto di accuse spropositate e la fuga degli eritrei viene presentata come un allontanamento volontario e disperato da un governo dispotico che ridurrebbe i suoi cittadini al rango di sudditi, per non dire peggio, ovvero di schiavi. E invece gli eritrei fuggono dalle sanzioni economiche, rinforzate negli ultimi anni dall’ONU su pressione statunitense (e non solo), ma soprattutto da uno stato di guerra permanente causato dall’Etiopia, il cui governo è un fantoccio nelle mani dei soliti noti, e che a tredici anni dagli Accordi di Algeri continua illegalmente (ma con la copertura internazionale, che le assicura impunità) ad occupare alcuni territori di confine e a bombardare a sorpresa obiettivi eritrei. E’ doveroso ricordare come, in una situazione tanto difficile per un paese di soli 7 milioni di persone, il governo eritreo sia comunque riuscito a ridurre i termini della leva militare, accorciata significativamente malgrado il disperato bisogno del paese di soldati con cui non solo presidiare i confini nazionali ma addirittura difendere la sopravvivenza della patria e la sua indipendenza.
E’ inoltre fondamentale far presente che il governo eritreo fornirà ai superstiti del dramma di Lampedusa tutta l’assistenza necessaria, e provvederà alle spese di trasporto per il rimpatrio delle salme delle vittime, affinchè possano ricevere una degna sepoltura nel proprio paese. Lo diciamo noi perchè le altre testate, casualmente, si “dimenticano” di raccontarlo ai propri lettori e spettatori. E’ infatti notizia delle ultime ore che il comunicato diramato dall’Ambasciata in Italia dello Stato di Eritrea, per quanto breve, non verrà pubblicato e diffuso per intero dalle redazioni delle varie agenzie giornalistiche. Pertanto, lo faremo noi.

Roma, 09/10/2013,
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In questo particolare momento, a seguito del tragico incidente accaduto nel mare di Lampedusa in cui hanno perso la vita centinaia di nostri fratelli, molte famiglie eritree in particolare, e tutto il popolo eritreo in generale, stanno vivendo giorni di grave lutto.
Quello che impressiona maggiormente è che la perdita di tutte queste giovani vite sia accaduta in un unico momento, che potrebbe essere paragonato solamente agli esiti di una battaglia.
L’Ambasciata Eritrea, con la collaborazione della sua comunità, fornirà a tutti i superstiti di questa tragedia l’assistenza necessaria. Inoltre fa sapere che, per quanto riguarda il rimpatrio delle salme, affinchè siano sepolte nel proprio paese, il governo eritreo provvederà alle spese di trasporto e a quanto altro sia necessario. A tale proposito è stato attivato un canale diplomatico con le competenti autorità italiane.

Ambasciata dello Stato di Eritrea
Roma, Italia”.

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